Home Sociale Violenza di genere, femminicidi carnefici o vittime

Violenza di genere, femminicidi carnefici o vittime

basta violenza donne

Sono sempre piu’ numerosi i casi di uccisioni di donne da parte dei rappresentanti del’altro sesso. Le cronache sono zeppe ormai ed il trend e’ tristemente in crescendo. Per lo piu’ i motivi dei cosidettifenmminicidi son la non accettazione della fine del rapporto coniugale da parte dell’uomo. A questo punto sorge l’interrogativo se il maschio sia diventato belva incontrollabile o ci sia dell’altro. I commenti a caldo degli organi di informazione sono di condanna unanime per gli individui di sesso maschile e di solidarieta’ e di pietas per l’universo femminile. Se poi consideriamo quei talk show pomeridiani, indistintamente sulla Tv di Stato o della concorrenza privata, abbiamo rappresentazioni teatrali dei delitti, raffigurati nelle piu’ minuziose scene, che non risparmiano i retroscena scabrosi e che accrescono la curiosita’ e lo sgomento del telespettatore. E meno male che i palinsesti stanno terminando i loro consueti appuntamenti, ma dal prossimo settembre invitiamo i casalinghi ad andare al parco a prendere aria fresca anziche’ indugiare dinanzi a trasmissioni di tale risma. Se non si puo’ molto contro certi programmi spazzatura, almeno ci resta lo sfogo di sconsigliarli.

Ma rientriamo da questa pur obbligatoria divagazione e torniamo al tema attuale e scottante della strage delle donne. La condanna degli episodi di violenza sulle donne e’ unanime e condivisa da tutti. Sia che si tratti di violenza fisica che di quella morale che puo’ tradursi in ricatti o condizione di assoggettamento: si possono verificare casi di inferiorita’ psichica dovuta a condizioni economiche, ad esempio di dipendenza per mancanza di lavoro e di reddito. Ma la storia degli ultimi anni registra pure tanti casi di caduta in disgrazia di uomini che hanno pagato a caro prezzo la fine del rapporto coniugale causa separazione. In molti casi pur essendo la fine del rapporto causata o voluta dalla donna, perche’ stanca del manage , l’uomo ne ha dovuto subire le conseguenze, quali lo sloggiamento dalla casa comune, assegno di mantenimento a coniuge e figli ed allontanamento da questi ultimi, tranne che per un giorno o due la settimana. E pur avendo un lavoro e uno stipendio la nuova condizione di separati per molti uomini ha significato la caduta in situazione di poverta’ e di sconforto psichico per la privazione improvvisa di quelle che essi ritenevano fino a qualche tempo prima, ed in effetti lo erano, situazioni basilari ed indissolubili. Hanno contribuito a creare queste situazioni, in alcuni casi critiche ma per lo piu’tutte disagiate, anche molte sentenze che, in virtu’ di leggi che pur di tutelare la prole hanno finito per favorire la condizione della donna, essendo sulla carta  il partner piu’ debole, perche’ spesso privo di un reddito stabile o sufficiente al mantenimento dei figli. La legislazione in materia andrebbe adeguata alle mutate condizioni sociali, poiche’ la crisi economica annosa che stiamo vivendo diventa sempre piu’ cronica. Molti, dalle diverse reazioni alle situazioni di crisi, deducono che la donna sia piu’ forte di carattere in quanto reagisce meglio alla separazione. Di sicuro molte donne sono piu’ reattive degli uomini, meno inclini, in materia di affetti, ai mutamenti e alle novita’. Ma sta di fatto che dopo la rottura di un menagefamiliare le condizioni sono impari per i motivi su citati. Piche’ le separazioni dilagano ed il fattore religioso e’ messo a tacere (leggi indissolubilita’ del matrrimonio) o forse neanche preso in considerazione, almeno sul piano civile bisognerebbe parificare le posizioni. Sarebbe opportuno che lo scioglimento del vincolo andrebbe sottosposto ad alcune condizioni oggi necessarie. Anzitutto l’indipendenza economica di entrambi i coniugi, in quanto essi avranno bisogno di due abitazioni al posto di una, al costo raddoppiato delle utenze e delle prime necessita’. In tal modo la separazione coniugale non sara’ vista come una scappatoia facile e come immediata soluzione ai primi segni di stanchezza coniugale. Altro aspetto importante e’ quello dell’affidamento della prole: se nel caso dei primi anni di vita e’ forse naturale che i bimbi vengano affidati alla madre, per i piu’ grandicelli la pratica di affido dovrebbe essere ben valutata da esperti tramite un percorso magari di alcuni mesi  per verificare le attitudini di entrambi i coniugi singolarmente. E non e’ detto che, a parita’ di tempo a disposizione, la mamma sia la piu’ idonea all’educazione e alla formazione dei figli. Anche perche’ a ben riflettere, come per il fattore religioso ciato innanzi , data la frequenza sempre crescente delle separazioni e la minor durata delle unioni, siamo convinti che i moltissimi casi l’esistenza dei figli non sia stato un deterrente alla rottura del menage, e neanche ritenuto motivo sufficiente a sanare le incomprensioni, pur riconoscendo che le separazioni non fanno bene al benessere psico-fisico della prole.

Dario Alvino