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Stress da Terremoto, la paura aumenta del 15% il rischio di malattie cardiovascolari

Terremoto, i cardiologi avvertono che lo stress non curato mette a serio rischio il cuore, anche di chi è sano

La scorsa notte del 24 agosto 2016 un violentissimo terremoto ha devastato il centro italia. Le regioni colpite sono state Marche e Lazio. Il bilancio è drammatico, oltre 250 morti, altrettanti feriti decine di dispersi e paesi andati completamente distrutti. Amatrice,  AccumoliArquata, Pescara del Tronto, sono solo alcuni dei territori devastati.

Una tragedia enorme, centinaia sono state le scosse di assestamento, alcune violentissime nel corso dei giorni. La paura, il disagio che si prova in queste occasioni è tremendo, sia per le vittime che per i soccorritori stessi, costretti a recuperare cadaveri di bambini o nelle peggiore delle ipotesi in condizioni inumane per via dei crolli. E’ una situazione molto difficile, soprattutto quando da sotto le macerie senti le voci di un sopravvissuto, provi a fare di tutto per salvarlo ma non ci riesci, ed in quel preciso istante lo stesso soccorritore perde una parte di se stesso. Proprio per tali ragioni sia chi subisci un violento terremoto sia chi presta i soccorsi non devono essere lasciati soli.L’appello arriva direttamente dai Cardiologi.

Esiste dunque un serio un problema legato alle tragedia di massa, come ad esempio i terremoti, troppo spesso sottovalutato. Lo stress post catastrofe. Perdere tutto quello che si aveva, la propria casa, i propri beni, veder morire i propri cari, gli amici, perdere quel senso di sicurezza che risiede in maniera innata dentro ognuno di noi.

Ecco, una catastrofe come il terremoto se non ti uccide sotto tonnellate di detriti può farlo in altri modi, lo stress è uno di questi. Bisogna dunque attuare un piano di recupero che lentamente riporti il soggetto ad un ritrovato equilibrio sia fisico che mentale. Secondo gli esperti le problematiche possono insorgere anche in persone totalmente sane, Assistere e subire attivamente una tragedia come quella del terremoto può avere gravi conseguenze future sulla stabilità mentale, fisica e soprattutto salutare del soggetto. Anche dopo parecchi anni si entra in una fase ciclica di stress, una molla sempre pronta a scattare. Il cervello tende ad essere continuamente allerta, un piccolo rumore di notte, la finestra che sbatte con il vento, tutti episodi che accadono quotidianamente e ai quali non diamo importanza. Se invece sei stato vittima di un grave terremoto, ogni impercettibile rumore ti pone in una condizione di disagio, di paura. Il cervello viene dunque continuamente bombardato d’impulsi di pericolo, alla lunga si può avere un crollo e seri problemi cardiaci.

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Stress che uccide
E’ dunque di fondamentale importanza seguire dei trattamenti di recupero post tragedia per cercare di riportare un equilibrio nella propria vita. Riuscire a superare la fase post-traumatica è di fondamentale importanza. Lo stress acuto se non viene curato in modo adeguato può provocare gravi scompensi cardiaci. Con un cervello stressato e dunque iperattivo, si ha la secrezione eccessiva di alcuni ormoni che solitamente sono a “riposo” (adrenalina, noradrenalina, e glucocorticoidi), non solo, la pressione sanguigna ed il battito cardiaco aumentano notevolmente. Le conseguenze possono essere mortali, i vasi sanguigni aumentano di spessore, il sangue viene pompato troppo rapidamente, il cuore non riesce a sostenere il carico di lavoro e si rischia il collasso.

Anche i Soccorritori vanno aiutati

Secondo gli esperti non bisogna “abbandonare” i sopravvissuti vittime di grandi catastrofi ma bisogna rispondere con una politica di assistenza psicologica-sociale. Il rischio è che tra 5-10 anni ci possano essere molte vittime inconsapevoli colti da improvvisi attacchi cardiaci. Non va inoltre sottovalutato un secondo aspetto, che in questo caso amplia il raggio dei “colpiti” anche ai soccorritori.

Passando molte settimane tra le macerie, si corre il rischio di esporsi alle polveri sottili: amianto,diossina,metalli pesanti, che alla lunga possono creare problemi respiratori.Fenomeni che a seconda dell’ampiezza delle aree interessate da crolli possono essere sovrapponibili a quella che fu chiamata “Sindrome di Ground Zero” e interessò centinaia di abitanti e soccorritori esposti alle macerie e ai fumi, che, venne calcolato, contenevano detriti in cui erano presenti oltre 2.500 contaminanti tossici, che colpì occhi e apparato respiratorio in primis ma che dopo anni dopo furono collegati anche ad alcuni casi di tumore, nei soggetti esposti alle fasi di pulitura delle macerie nei mesi successivi.