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Tatuaggi causano infezioni ed allergie nel 10% dei casi, belli ma non adatti a tutti

Alcuni sono belli, altri meno, altri ancora significativi, magari ricordano un genitore, un amore passato, il proprio figlio. Insomma, i tatuaggi racchiudono un nostro ricordo, scritto indelebile sulla pelle. Tuttavia bisogna stare attenti, capire attraverso dei controlli preventivi se il vostro organismo possa sopportare determinate tipologie d’inchiostro, se la vostra pelle è soggetta più facilmente all’attacco di batteri, accorgimenti che possono fare la differenza tra incappare in un rigetto allergico o infezione.

Il progresso lo si può notare nei piccoli dettagli, nei cambiamenti di stile, nella mutazione di classe e soprattutto nel giudizio delle persone. A fine anni 90 il tatuaggio era considerato sacro, non era per tutti, era una filosofia di vita, scegliere di farsi un tatuaggio comportava un sacrificio con se stessi, bisognava essere dei “duri”, anche per affrontare il giudizio spesso pregiudizio dalle antiche radici della normalità presente in quegli anni.

Ed ecco che i tatuaggi li potevi ammirare principalmente su uomini e donne dall’aspetto “tenebroso”, era molto difficile in quegli anni trovare una persona “normale” con un drago disegnato sul polpaccio! Poi come accade in questi casi anche l’antica filosofia del tattoo è stata sdoganata, e ad oggi, 2016, è molto probabile che ci siano più persone tatuate che non, o quantomeno la distanza si è accorciata di netto.

Stessi Rischi

Tuttavia per quanto anche la cultura del tatuaggio sia cambiata, cosi come le strumentazioni e la sicurezza degli inchiostri, un problema è rimasto esattamente lo stesso di sempre, Il 10% di chi si fa un tatuaggio sviluppa complicazioni o reazioni negative, in modo particolare allergie, che in più della metà dei soggetti diventano croniche e durano oltre quattro mesi. Ad affermarlo uno studio della Langone University di New York pubblicato da Contact Dermatitis, sottolineando come sia possibile passare da semplici arrossamenti a pesantissime reazioni allergiche che ne richiedono l’immediata rimozione. Ad oggi il 5% dei tatuaggi genera un’infezione.

Lo studio

La ricerca è stata condotta su circa 300 persone tatuate, incontrate e fermate casualmente a Central Park, alle stesse è stato dunque chiesto se nel corso della loro vita da tatuati avessero mai avuto dei problemi di qualsiasi genere. Il 10%  ha confermato di avere avuto qualche complicazione, e 6 su 10 in questo gruppo hanno riportato problemi che sono durati per più di quattro mesi.

“Molte volte il problema è un’infezione di tipo batterica, ma in alcuni casi quello che abbiamo trovato era sicuramente una allergia all’inchiostro – spiega Marie Leger, uno degli autori dello studio – Persone che si sono fatte un primo tatuaggio senza problemi, poi dopo qualche anno ne hanno fatto un altro e all’improvviso entrambi hanno iniziato a prudere e a gonfiarsi, dunque il secondo è andato ad incidere anche sul primo tattoo”.

Secondo uno studio tedesco pubblicato su Lancet il 5% dei tatuaggi genera un’infezione, mentre più recentemente una ricerca ha puntato il dito anche sui tattoos non permanenti per una sostanza chimica allergizzante spesso presente nell’henne’.

Origini del Tatuaggio

Il tatuaggio è stato impiegato presso moltissime culture, sia antiche che contemporanee, accompagnando l’uomo per gran parte della sua esistenza; a seconda degli ambiti in cui esso è radicato, ha potuto rappresentare sia una sorta di carta d’identità dell’individuo, che un rito di passaggio, ad esempio, all’età adulta.Tatuaggi terapeutici sono stati ritrovati sulla mummia dell’ “uomo di Pazyryk” nell’Asia centrale con complicati tatuaggi rappresentanti animali o quello della principessa di Ukok (Mummia dell’Altai) databile intorno al 500 a.C. che rappresenta un animale immaginario (cervo e grifone) di un alto livello artistico, arrivato quasi intatto a noi grazie alla permanenza nel permafrost.Tra le civiltà antiche in cui si sviluppò il tatuaggio fu l’Egitto ma anche l’antica Roma, dove venne vietato dall’imperatore Costantino, a seguito della sua conversione al Cristianesimo.

È peraltro da rilevare che, prima che il Cristianesimo divenisse religione lecita e, successivamente religione di Stato, molti cristiani si tatuavano sulla pelle simboli religiosi per marcare la propria identità spirituale. È inoltre attestata nel Medioevo l’usanza dei pellegrini di tatuarsi con simboli religiosi dei santuari visitati, particolarmente quello di Loreto. Fra i cristiani la pratica del tatuaggio è diffusa fra i copti monofisiti. Col tatuaggio i copti rimarcano la propria identità cristiana, i soggetti sono solitamente la croce copta, la natività e il Santo Mar Corios, martirizzato sotto Diocleziano e rappresentato in sella ad un cavallo con un bambino. La religione ebraica vieta tutti i tatuaggi permanenti, come prescritto del Levitico (Vaikrà) (19, 28). In particolare, l’Ebraismo vieta ogni incisione accompagnata da una marca indelebile di inchiostro o di altro materiale che lasci una traccia permanente.