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Colesterolo cattivo diventa buono: per gli anziani over 60 nessun rischio al cuore

Lo studio ha tuttavia sollevato obiezioni e dubbi nel mondo scientifico.

Livelli alti di colesterolo “cattivo” (Ldl) non sono un fattore di rischio per le malattie cardiache negli over 60, anzi, al contrario può avere un effetto protettivo contro diverse malattie, tra cui il cancro. Ad oggi in Italia, le malattie cardiovascolari causano all’incirca il 50% dei decessi sul totale complessivo. Un dato decisamente impressionante, per tale motivo, soprattutto negli ultimi dieci anni, ricercatori di tutto il mondo stanno cercando di trovare un rimedio poco invasivo ed efficace per ridurre l’incidenza sulla mortalità.

Uno dei fattori di rischio più preoccupanti è sicuramente il colesterolo alto, avrete sentito centinaia di volte qualcuno parlare del fare attenzione ai cibi eccessivamente grassi, o magari dopo aver eseguito delle analisi mediche, si va a ricercare come primo valore proprio quello del colesterolo. Dunque l’essere umano è ormai assolutamente consapevole dei rischi legati al colesterolo e cerca, per quanto gli è consentito dalla propria coscienza di stare attento. Dunque, il colesterolo alto è il nemico dell’uomo, provoca attacchi cardiaci e bisogna necessariamente tenerlo sotto controllo. Ecco, queste da sempre sono state le raccomandazioni dei medici a chi abusava di alimenti eccessivamente grassi, soprattutto superati i 50 anni di età. Tuttavia, anche se molto contestato, arriva uno studio che stravolge tale pensiero. Secondo un gruppo internazionale di esperti che, sul British Medical Journal (Bmj), ha esaminato 19 diversi studi sull’argomento condotti su 68mila persone, il colesterolo non farebbe male! piuttosto potrebbe avere effetti benefici su alcune patologie, come ad esempio i tumori.

colesterolo

Lo studio

Delle 68mila persone prese in esame dallo studio i dati hanno evidenziato come ben il 92% degli anziani con colesterolo piuttosto alto ha vissuto mediamente gli stessi anni di chi aveva i livelli di LDL molto bassi, in molti casi hanno vissuto anche di più. Nel restante 8% non è stata trovata alcuna associazione.Dunque non ci sarebbe nessun legame con le malattie cardiache.

Rivalutare le prescrizioni  di statine

Le statine da tempo sono prescritte come valida arma per ridurre e contrastare il rischio di attacchi cardiaci e ictus causati dall’indurimento e restringimento delle arterie, appunto provocati dall’eccessivo colesterolo nel sangue. Secondo gli autori dello studio, dopo questa scoperta bisogna ”rivalutare la prescrizione di statine, i cui benefici sono stati esagerati”
Una conclusione plausibile, secondo Giuseppe Paolisso, past president della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg): ”Possono esserci alcuni fattori che negli adulti sono un rischio, e negli anziani no – precisa -. Ad esempio il sovrappeso è un fattore di rischio per l’adulto, mentre per l’anziano ha un effetto protettivo”

Fattori benefici

Lo studio si spinge oltre, secondo i ricercatori avere dei livelli alti di colesterolo, potrebbe essere utile nel prevenire altre malattie, come ad esempio il cancro. Per giungere a questa incredibile conclusione, gli esperti hanno condotto ricerche su un campione di 140mila persone, in un range di tempo 10-30 anni. I risultati emersi sono stati oltremodo significativi, evidenziando come chi aveva il colesterolo alto aveva anche una bassa incidenza di patologie tumorali e soprattutto una minore mortalità negli individui con una storia familiare di colesterolo alto.
Test effettuati sui topi hanno inoltre evidenziato casi di cancro più numerosi in chi seguiva una terapia per abbassare il colesterolo.

 

Dubbi sulla ricerca e possibili pericoli per la salute

La ricerca ha avuto un eco decisamente importante, lo stravolgimento di una tesi cosi importante, ha sollevato diverse polemiche. Secondo Jeremy Pearson, della British Heart Foundation, ”la conclusione di questo rapporto è contraddetta da una grande quantità di studi che mostrano un calo del rischio di attacchi di cuore e ictus in anziani e giovani che assumono farmaci contro il colesterolo”. Dunque secondo molti esperti, il colesterolo alto continua ad essere dannoso e va prevenuto con periodici controlli medici.

L’OMS, nel suo Food and health in Europe: a new basis for action del 2004, sintetizza i risultati degli studi sul colesterolo e alimentazione: i grassi saturi influiscono, anche se in maniera diversa, sul livello del colesterolo LDL. Nel dettaglio:

  • l’acido miristico, contenuto nel latte vaccino intero (non scremato), è il più forte stimolatore della produzione di LDL
  • l’acido laurico, contenuto negli olii e grassi di piante tropicali e nel latte in piccole quantità, l’acido palmitico, contenuto nei grassi animali (carne, pesce e molluschi) e in olii e grassi da piante tropicali, e alcuni acidi transsaturi sono forti stimolatori della produzione di LDL
  • l’acido stearico, contenuto nel grasso di manzo e nel lardo di suino, non aumenta il colesterolo LDL

In particolare, gli acidi transsaturi riducono l’apporto di acidi grassi polinsaturi, soprattutto di omega 3. Tali grassi sono generati soprattutto nell’idrogenazione dei grassi insaturi, processo utilizzato per la produzione di margarine industriali a partire da olii vegetali. Gli acidi polinsaturi riducono il rapporto LDL/HDL, mentre i monoinsaturi non hanno effetto. È dunque la qualità dei grassi, e del rapporto LDL/HDL, e non il loro apporto totale, a determinare il fattore di rischio cardiovascolare da colesterolemia.

Tuttavia, nonostante l’enorme mole di dati a favore dell’importanza della colesterolemia come fattore di rischio cardiovascolare, numerose pubblicazioni sottolineano il pericolo di una bassa colesterolemia o contestano il ruolo del colesterolo nello sviluppo della malattia aterosclerotica.

 

 


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