Home Salute Colesterolo alto, i ricercatori affermano che è “questione di Genetica”

Colesterolo alto, i ricercatori affermano che è “questione di Genetica”

Oggi a Roma sarebbero stati presentati grazie al Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici gli esiti delle ricerche condotte sul colesterolo. Secondo alcuni studi gli alti livelli di colesterolo non sarebbero determinati dalla cattiva alimentazione o stili di vita inadeguati ma le cause sono genetiche, che impedirebbero all’ organismo di eliminare in maniera efficace il colesterolo cattivo dal sangue. L’ipercolesterolemia familiare, è una patologia ancora poco conosciuta, tanto che secondo le stime in Italia hanno ricevuto una diagnosi corretta l’1% della popolazione che ne è affetta. Le indagini sono state effettuate somministrando dei questionari e dagli esiti c è una prevalenza femminile di tale patologia con età compresa tra i 30 e 41 anni. Il 37% ha ipercolesterolemia e oltre il 27% ipercolesterolemia familiare. Il 27 % soffre di ipertensione, il 9,6 per cento di elevati livelli di trigliceridi e il 9 % è obeso. Molti intervistati hanno dichiarato di aver avuto il primo sospetto della patologia in maniera quasi autonoma reperendo informazioni dal web o giornali, il 40% grazia al fatto di aver familiari già affetti mentre il 29% è stato diagnosticato dal medico di famiglia. Dopo la prima diagnosi, il 60 %afferma che i familiari sono stati sottoposti agli esami diagnostici, ma c’è anche un 15 % che dichiara che il proprio medico non ha ritenuto necessaria l’estensione degli stessi a tutta la famiglia. L’indagine suggerisce che oltre un paziente su tre afferma di aver difficoltà ad individuare uno specialista e quasi il 39 % dichiara che c’è poca collaborazione tra specialista e medico di famiglia. C’è carenza di centri specialistici e una volta trovato il centro, le liste d’attesa per visite ed esami specifici per il controllo della malattia sono alquanto lunghe. Inoltre il 23% di chi ha ricevuto una diagnosi resta però senza una terapia. Un paziente su quattro dichiara di non essere stato sottoposto a ulteriori accertamenti. In conclusione solo l’1,8 % ha partecipato a corsi di formazione per la gestione della patologia. Bisognerebbe promuovere informazione e formazione rivolte ai professionisti ed alla popolazione, per arrivare ad una diagnosi precoce” e “costruire un Percorso Diagnostico-terapeutico che garantisca diagnosi precoce e continuità assistenziale”.