Home Sociale SCUOLA: la buona scuola e i buoni insegnanti

SCUOLA: la buona scuola e i buoni insegnanti

I fatti degli ultimi mesi ci spingono a fare una riflessione sulla ” buona scuola” e sui “buoni” o “cattivi” insegnanti che la rappresentano, il ricettario proposto dal Governo non convince chi la scuola la fa già e chi vorrebbe farla, è come se nel titolo si volesse sottolineare e contrapporre una “buona scuola” da una “non buona scuola”. In realtà a parere di molti una scuola che funziona esiste ed è quella che ogni giorno con dedizione tanti docenti creano e reinventano. Socrate pur non avendo lasciato nulla di scritto ci ha insegnato a rischiare, ad osare, ad azzerare e provare di nuovo-“so di non sapere”-,ogni insegnante dovrebbe farlo, ogni insegnante dovrebbe intravedere nella buona scuola questo percorso, un principio pedagogico profondo che non delimita la propria conoscenza e le proprie capacità alle “mura della classe” ma che sconfina nell’essere educatori anche fuori da essa, nelle vite degli alunni, negli spazi che riempiono le proprie giornate, nei gesti che si compiono quotidianamente. Una scuola fatta di buoni insegnanti è una scuola che ascolta, che parla anche se non ha sufficienti risorse per farlo e forse nella” tanto attesa meritocrazia” voluta dalla riforma è giusto cogliere l’aspetto “umano” del docente che rimanda alla passione e al sacrificio. Chiariamo, non si intende accusare nessuno nè far venire il mal di stomaco a qualcuno, s’intende solo richiamare il senso profondo del lavoro che si va a compiere quando si decide di diventare insegnanti, perchè esserlo davvero significa acquisire “sostanza”, anche quando si hanno poche ore disponibili, anche se non è economicamente vantaggioso, riconoscendo le proprie mancanze, investendo sul “saper accogliere”, sullo stupore, non costruendo copioni , ma rassicurando, sollecitando “spazi di accoglienza”, non solo fare buona scuola,  essere buona scuola :dare spazio all’ascolto più che alla spiegazione. Il “buon insegnante”sa che gli alunni non chiedono di memorizzare o ripetere argomenti, chiedono di capirli. Capire qualcosa è un’esperienza unica, irripetibile, che arricchisce e fa crescere: tornando indietro nel tempo, mantenendo vivo il ricordo di quegli anni, ricompaiono i nostri “buoni insegnanti”, non quelli che assegnavano soltanto dei voti o spiegavano argomenti ostici ma quelli che ci permettevano di capire le cose, quegli insegnanti a cui non abbiamo mai smesso di pensare e qualche volta emulare. La prospettiva è ambiziosa, senza nascondere che gli insegnanti vengono fuori spesso da illusioni e disillusioni che li perseguitano da anni e non possono restare indifferenti rispetto a delle mancate promesse. E’ certo importante contribuire a rendere la nostra scuola veramente buona disponendo la nostra  parte (buona) all’interno di essa.