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Perchè si dorme male quando si cambia letto? Il cervello resta attivo contro i pericoli

Amiamo il nostro letto come poche cose, rappresenta la sacralità sotto forma di legno,ferro e lenzuola. Ma può capitare,anzi sicuramente sarà capitato a tutti noi almeno una volta, di dormire fuori casa, ecco, quando accade, si avverte una strana sensazione di disagio.

Un disagio che soprattutto nelle prime notti, quando magari dormiamo da un amico, in un hotel o semplicemente abbiamo cambiato casa da poco, ci fa dormire molto male.La risposta è scientifica, accade perchè, quando si abbandona il proprio fidato letto, il cervello, almeno per le prime notti, si orienta in modalità di allerta, pronto ad affrontare eventuali pericoli.

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Alcune abitudini, nel corso della vita entrano a far parte di noi, del nostro inconscio, e diventa molto difficile farne a meno.Ad esempio la difficoltà nell’usare bagni in luoghi diversi da casa propria. Oppure, ma in questo caso supportato anche da basi scientifiche, il dormire fuori casa per una o più notti, o magari dormire in una casa nuova.

Il letto infatti, rappresenta quasi una parte di noi stessi, si crea nel corso degli anni una relazione paradossalmente intima, ci passiamo gran parte delle 24 ore, ci si dorme, ci si riposa, alcuni lavorano comodamente sdraiati, altri magari ci giocano,altri ancora trascorrono momenti intimi, insomma il letto per molti diventa una sorta di familiare aggiunto, un compagno dove rifugiarsi per qualsiasi motivo. Ed ecco, che quando si dorme fuori casa, si riposa male, per alcuni soggetti il riposo diventa un incubo. Il problema non è magari della comodità più o meno gratificante del letto, magari di un hotel, a casa di un amico, la ragione risiede nella scienza, in modo particolare nel nostro cervello. Quando non ci troviamo nel nostro letto, il cervello sviluppa il fenomeno chiamato “effetto prima notte”, ovvero una parte dello stesso, rimane sveglio a fare la guardia, trovandosi in un ambiente valutato inizialmente “poco sicuro”. E’ un fenomeno che fa parte della natura umana ed è stato riscontrato in molte altre specie animali.

Per quanto possa sembrare strano, il tutto è stato ampiamente spiegato in uno studio condotto dai ricercatori della Brown University di Providence (Usa), e pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology, in pratica, le prime notti fuori dal proprio letto, l’emisfero cerebrale sinistro resta vigile e in allerta,ponendosi in misura difensiva pronto ad affrontare tempestivamente eventuali pericoli.

“Alcuni mammiferi marini e volatili, presentano il fenomeno del sonno uniemisferico, spiega il coordinatore dello studio,Yuka Sasaki, una forma di auto-protezione che scatta non appena si avvicina un predatore, lo stesso accade anche negli esseri umani, anche se in misura molto limitata rispetto ad esempio ai delfini o alle balene.”

Secondo gli studiosi, gli esseri umani non sarebbero gli unici ad attivare questo tipo di sonno vigile: alcuni animali se ne servirebbero per monitorare l’ambiente circostante e per vegliare sempre sulla presenza di predatori. I mammiferi marini avrebbero un sonno particolarmente leggero, dovuto al fatto di essere costretti a risalire ogni tanto in superficie per respirare. L’uomo, in genere, passerebbe invece una sola notte a cercare di adattarsi al nuovo ambiente. “Il meccanismo di protezione ‘annusa’ ciò che lo circonda e lo tiene in allerta in modo che possa svegliarsi facilmente in caso di pericolo”

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Lo Studio

Gli scienziati hanno studiato “l’effetto prima notte” monitorando ed analizzato l’attività cerebrale di alcuni volontari, tutti giovani e in perfetta salute, che sono stati invitati a dormire in laboratorio per due giorni. I partecipanti non avevano mai avuto problemi di sonno e non soffrivano di ansia o stress, insomma perfetti per eseguire il test. Agli stessi sono stati applicati dei sensori e monitorati attraverso la tecnica del neuroimaging, ovvero la fotografia dell’attività cerebrale.

Le immagini hanno mostrato come durante la prima notte di sonno fuori casa, e quindi senza il proprio amato lettone, i due emisferi del cervello presentavano livelli di attività diversi.Il lato sinistro aveva un’attività più pronunciata e una maggiore risposta agli stimoli esterni (stato di allerta), mentre l’emisfero destro si trovava in una fase di riposo. Nella seconda notte, l’attività cerebrale si è normalizzata, ed entrambi gli emisferi presentavano un sonno profondo. Secondo gli scienziati, per ovviare a tale problema, quando si dorme fuori casa si potrebbe portare con se il proprio cuscino, qualcosa che ricordi la propria stanza oppure scegliere un letto che si trovi direzionato esattamente come nella propria camera. Tuttavia, i ricercatori hanno anche scoperto come, per chi viaggia molto, il problema non si pone, il cervello è molto flessibile ed impara molto velocemente, quindi riesce a capire ed adattarsi rapidamente alle situazioni che si presentano.