Home Italia & Esteri SCIOPERO GDP: CONFERENZA E MANIFESTAZIONE

SCIOPERO GDP: CONFERENZA E MANIFESTAZIONE

IL 9 MARZO COMINCIA LO SCIOPERO DEI GIUDICI DI PACE CHE SI PROTRARRA’ FINO AL 14 MARZO

  • LUNEDI’ 9 MARZO, ALLE H. 10:00, A ROMA, VIA TEULADA 40, PRIMO PIANO, PRESSO L’UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE  SI TERRA’ UNA CONFERENZA STAMPA.
  • MARTEDI’ 10 MARZO, ALLE 14:00, A PIAZZA MONTECITORIO MANIFESTAZIONE GENERALE DEI GIUDICI DI PACE

 

Comincia lunedì 9 marzo lo sciopero nazionale dei giudici di pace, proclamato per l’intera settimana dall’Unione Nazionale dei Giudici di Pace, con adesione di tutte le principali organizzazioni di categoria, per protestare contro il disegno di riforma della magistratura onoraria e della Giustizia di Pace presentato dal Ministro della Giustizia Orlando ed attualmente all’esame del Senato.

Nella mattinata di lunedì 9 marzo, a partire dalle h. 10:00, a Roma, Via Teulada 40, primo piano, presso l’Ufficio del Giudice di Pace si terrà una conferenza stampa nel corso della quale verranno dettagliatamente spiegate le motivazioni dello sciopero.

Martedì 10 marzo, a partire dalle h. 14:00, i giudici di pace, provenienti da tutte le Regioni d’Italia, scenderanno in Piazza, in toga, davanti a Montecitorio, per manifestare il loro disappunto nei confronti dell’operato del Governo e, in particolare, del Ministro della Giustizia Orlando. Nel corso della manifestazione verranno distribuiti alla stampa ed ai politici opuscoli informativi contenenti informazioni sulle attività dei giudici di pace, sui lusinghieri dati statistici del loro operato e sulle proposte di riforma della categoria, anche in funzione di migliorare il servizio Giustizia, accelerare i tempi del processo ed abbattere il contenzioso arretrato civile.

            I giudici di pace, in particolare, denunciano:

            1. L’operato scorretto ed opportunistico del Ministro della Giustizia Orlando il quale, in sede di predisposizione del disegno di riforma della magistratura onoraria, è venuto meno a tutti gli impegni assunti nel corso di vari incontri avuti con le rappresentanze dei giudici di pace con particolare riguardo alla continuità del servizio, alle tutele previdenziali (maternità, salute, anzianità…), al riconoscimento di una retribuzione adeguata(attualmente i circa 6.000 magistrati onorari trattano oltre il 50% delle pratiche giudiziarie civili e penali, laddove il loro lavoro viene retribuito in misura oltre 10 volte inferiore a quella riconosciuta ai magistrati professionali – una spesa stanziata in bilancio di circa 120 milioni di euro a fronte di oltre 1 miliardo e mezzo di euro destinato alla magistratura di carriera!)          .

            2. La reiterata violazione del diritto comunitario e della giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, con particolare riguardo alle direttive in materia di lavoro a tempo parziale e di lavoro a tempo determinato, comportamento che rischia di far incappare l’Italia nell’ennesima procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea, come già successo su argomenti come la scuola o la responsabilità civile del giudice. Il caso più eclatante è la reiterata violazione della sentenza della Corte di Giustizia Europea n. c-393/10 del 1° marzo 2012 (cd. caso O’Brien) che impone a tutti i Paesi dell’Unione Europea di riconoscere ai magistrati onorari, anche se impiegati a tempo parziale, le stesse tutele previdenziali previste per i magistrati professionali. Tale irresponsabile comportamento, peraltro, rischia di ingenerare un danno al Paese di numerose centinaia di milioni di Euro, essendo ormai imminente la presentazione, da parte dei giudici di pace e degli altri magistrati onorari di Tribunali e Procure, di migliaia di ricorsi giudiziari interni dall’esito scontato (anche in conseguenza della nuova legge sulla responsabilità civile del giudice, che considera colpa grave la violazione, da parte del giudice, del diritto dell’Unione Europea), oltre all’avvio ed al prosieguo di numerosi ricorsi a livello internazionale (alcuni già prossimi ad una pronuncia di condanna dell’Italia, in particolare da parte del Comitato Europeo dei Diritti Sociali presso la Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo).

            3. L’opera del Ministro Orlando di illegittima chiusura degli uffici del Giudice di Pace, in aperto contrasto con la legge. Già a dicembre dello scorso anno il Ministro Orlando, con un decreto manifestamente illegittimo, aveva disposto la chiusura di 84 sedi del Giudice di Pace mantenute a carico dei Comuni in violazione del decreto legislativo n. 156/2012 (che non gli consentiva di intervenire prima di aprile del corrente anno), ed ora il Ministero si accinge addirittura a chiudere gli uffici del Giudice di Pace di Ostia e di Barra in aperta ed ancor più clamorosa violazione del decreto legge n. 132/2014 che ne impone il mantenimento come sedi autonome a carico proprio del Ministero. Tali atti irresponsabili stanno determinando, del pari, un contenzioso giudiziario dalla mole imponente, con già numerosi provvedimenti dei Tribunali Amministrativi che stanno ordinando la riapertura delle sedi illegittimamente soppresse (ad esempio Palestrina, Sant’Agata di Militello). Tale condotta del Ministro è stata clamorosamente rinnegata dallo stesso Parlamento, in sede di conversione in legge del decreto cd. milleproroghe, ove sono stati prorogati i termini per i Comuni di richiedere la riapertura delle sedi del Giudice di Pace soppresse.

        4. L’aggressione reiterata ed immotivata, da parte del Governo, alla Giustizia di prossimità, mediante l’incremento continuo delle tasse e l’introduzione di nuovi “balzelli” o altri ostacoli (inutili procedure conciliativeobbligatorie) sulle cause di minor valore, che interessano cittadini comuni e piccole imprese, ossia il “cuore pulsante” del Paese, in un’opera di demolizione della Giustizia civile e penale che mira a trasformare il servizio Giustizia in un “affare” riservato alle classi sociali agiate.

            Eppure i dati statistici del Ministero diffusi dal Capo del DOG Mario Barbuto sono inequivocabili ed inconfutabili: i giudici di pace trattano, solo in materia civile, circa 1.500.000 di processi l’anno, per lo più di cognizione ordinaria (ossia di maggiore difficoltà istruttoria e decisoria), garantendo la sentenza mediamente entro appena dieci mesi, ossia tempi 5/6 volte inferiori, in media, a quelli dei Tribunali (organi giudiziari, quest’ultimi, che definiscono, abitualmente, i processi in oltre 3 anni, violando il termine massimo di durata ragionevole del processo imposto dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo).

            Una valorizzazione della funzione e dell’operato dei giudici di pace, sulla base dei predetti dati statistici, mediante un ponderato aumento delle competenze, garantirebbe in un lasso di tempo breve (non più di 2-3 anni) l’azzeramento dell’arretrato accumulatosi nei Tribunali, consentendo allo Stato Italiano nell’immediato dirisparmiare 400 milioni di euro l’anno (ossia i costi per i risarcimenti determinati dalla violazione del termine di ragionevole durata del processo), ma soprattutto di rilanciare l’economia, abbattendo quell’1% di P.I.L. che ogni anno il Paese e l’economia perdono (parliamo di quasi 20 miliardi di euro l’anno!) proprio in conseguenza dell’atavica lentezza dei processi nei Tribunali.

Maria Flora Di Giovanni (Presidente Nazionale)                                 

Alberto Rossi (Segretario Generale)