Home Salute Riforma medicina generale e assistenziale in Campania, pochi fatti e tante parole

Riforma medicina generale e assistenziale in Campania, pochi fatti e tante parole

In Campania e in Irpinia la riforma della Medicina generale e La Continuità Assistenziale   sono solo enunciazioni.

Riforma medicina generale e assistenziale in Campania, pochi fatti e tante parole
Foto di Parentingupstream da Pixabay

In un convegno sulla sanità svoltosi a Napoli agli inizi di quest’anno (2020) era stato annunciato che la normativa sul nuovo assetto della Medicina generale, in Campania e naturalmente in Irpinia, sarebbe entrata in vigore entro il marzo scorso. La legge di riferimento n. 158 del 2012, nota anche come legge Balduzzi, prevedeva che le Cure Primarie si costituissero in forme organizzate sotto il nome di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) o Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP).

Le prime come reti  monoprofessionali mentre le seconde come reti multiprofessionali che prevedevano la presenza di ulteriore personale sanitario (specialisti, riabilitatori, ostetriche e tecnici sanitari).Il Patto della Salute 2014-2016 aveva  decretato  la stipula di Accordi collettivi  stabilendo che  non oltre la vigenza del Patto AFT e UCCP, entro quindi il 2016,  si sarebbero dovute costituire  forme  organizzate di Aggregazione Funzionali Territoriali (AFT)  e Unità  Complesse di   Cure Primarie ( forse con uno sguardo di riferimento  a modelli strutturati e consolidati in nord Europa e nel mondo anglosassone ) per far fronte  ad una assistenza  H24 e D365.

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Una vera e propria rivoluzione per l’assistenza territoriale in Campania, quella immaginata e messa in campo  dall’accordo regionale integrativo per la medicina generale siglato in Regione dalle associazioni sindacali di categoria. Le AFT, Aggregazioni Funzionali Territoriali, dopo una fase sperimentale, sarebbero diventate finalmente una realtà consentendo da un lato una presa in carico dei pazienti continua ed efficiente, dall’altro una grande riduzione dei costi favorendo la deospedalizzazione e l’appropriatezza diagnostica e terapeutica. E ciò attraverso una messa a sistema delle informazioni, una riorganizzazione delle reti territoriali, la possibilità di diagnosi di primo livello e la presenza di collaboratori e infermieri.

Le AFT, organizzazioni di almeno 20 studi medici, con una  popolazione  di circa 25mila abitanti per un totale di 181 AFT in tutta la Campania. I medici di ogni AFT   avrebbero la possibilità di realizzare   una vera e propria rete integrata di comunicazione per la condivisione   delle cartelle cliniche, consentendo a un cittadino iscritto   con un medico dell’aggregazione di potersi rivolgere, se il suo medico ha terminato l’orario di studio, ad altro medico che è già in possesso della sua cartella clinica, conosce la sua anamnesi, i farmaci in uso e eventuali terapie già praticate.

Con l’AFT viene a configurarsi, quindi, un modello di continuità dell’assistenza dove viene mantenuto il rapporto fiduciario tra il medico (MMG e PDF) e il proprio assistito, ma l’unità elementare di erogazione delle cure sarà dell’AFT e non più del singolo medico.

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Dovrebbe essere, dunque garantita la Continuità Assistenziale: la CA (Ex Guardia Medica) sarà parte integrante dell’AFT garantendo in questo modo la continuità dell’assistenza negli orari in cui non operano i MMG e i PDF. Ogni AFT dovrà avere una propria sede di CA con un numero di professionisti proporzionale alla popolazione di riferimento (1 MCA ogni 10.000 abitanti) incrementabili anche in funzione della vocazione turistica di quel territorio.

La Continuità Assistenziale copre il servizio dalle 20 alle 8 dei giorni feriali e dalle 20 del venerdì alle 8 del lunedì. Sin qui le norme di legge e i nuovi contenuti. Purtroppo, a tutt’oggi, non c’è alcun segno di un concreto avvio della riforma annunciata. La Medicina generale, dunque, è ancora ferma al palo.