Ricchiuti Udc : “La riforma rischia di creare il caos, non elimina i costi della politica”

Salerno – Da tempo il partito dell’Udc è in campagna referendaria per propagandare le ragioni del No, tutti i leader nazionale dal Segretario Lorenzo Cesa  a Ciriaco e Giuseppe De Mita hanno piu’ volte dichiarato la loro contrarietà alla riforma voluta dal Governo Renzi. E soprattutto l’Udc campano sta girando in lungo e in largo per spiegare nel dettaglio le ragioni del No, cercando di parlare dei vari contenuti della riforma.

“ Oggi si parla attraverso messaggi che hanno il sapore di slogan di pura propaganda che alimentano l’antipolitica e non risolvono i problemi, e anche sulla riforma si è assunto da parte di chi propaganda il si questo atteggiamento negativa e deleterio. Noi voteremo No alla riforma perché lo stesso quesito cosi come posto è ingannevole per diversi motivi. Innanzitutto con questa riforma non si riducono i costi della politica, perché il Senato rimane in piedi con tutta la sua struttura e organizzazione , il risparmio sarà irrisorio, si avrebbe potuto a questo punto abolirlo del tutto ma il Governo non ha avuto questo coraggio”- cosi si è espressa l’onorevole Maria Ricchiuti, Capogruppo dell’Udc in Regione Campania , ad un convegno a Salerno promosso dai vertici salernitani del partito.

“In merito al rapporto tra Stato e Regioni che la nuova riforma punta a delineare, sono fortemente contraria, visto che questa riforma accentra sensibilmente le funzioni in capo allo stato centrale delegittimando le Regioni e facendo esattamente l’opposto rispetto alla riforma del 2001, ma la cosa singolare riguarda le Regioni a statuto speciale, che almeno in prima battuta, non saranno toccate dalla riforma.

A mio avviso, questa riforma rischia di creare lo stesso caos istituzionale che la riforma Del Rio ha prodotto in merito al sistema delle province, le quali sono ancora esistenti con tutti i loro costi, il vero rischio dunque è quello di limitare fortemente la democrazia rappresentativa e la partecipazione dei cittadini tutti al processo politico ed istituzionale”- conclude Rcchiuti.

A cura di Marco Grossi