Nelle relazioni interpersonali: amicali, di lavoro d’innamoramento è importante che la persona impari ad usare l’ auto-stima come mezzo per ottenere sicurezza, senza tramutarla in esagerato narcisismo (investimento sul sé senza tener conto degli altri); parimenti è utile che apprenda a servirsi della auto-critica come strumento di miglioramento e crescita personale, senza farla sfociare in atteggiamento depressivo.
Per acquisire maggiore autostima è fondamentale la capacità comunicativa del confronto, una delle fondamentali è quella di esprimere rifiuti e di accettarli.
Viene anzitutto precisato che un rifiuto non è necessariamente un atto di aggressività, nè una interruzione del rapporto con l’altro (così come l’accondiscendenza non è condizione necessaria per mantenere un rapporto positivo con gli altri).
Si può emettere e accettare un rifiuto mettendosi, e mettendo l’altro, in condizione di non pregiudicare la positività del rapporto. In ogni caso, esistono situazioni in cui è meglio rischiare la rottura di un rapporto piuttosto che cedere su aspetti ritenuti essenziali per la difesa dei propri diritti.
Analizziamo insieme diversi esempi di rifiuto in modo adeguato:
– decidere se quello che l’altro richiede può essere fatto o no, che importanza ha per l’altro la richiesta fatta, e che conseguenze comporta per se stessi;
– se le motivazioni per il rifiuto prevalgono, comunicare all’altro la decisione negativa, preoccupandosi di accompagnarla con messaggi sia verbali che non verbali di amicizia;
– al tempo stesso, spiegare esaurientemente perchè la richiesta non può essere esaudita. Nel caso in cui si riceve un rifiuto, occorre: – approfondire, magari chiedendolo esplicitamente, il motivo del rifiuto ricevuto;
– esprimere le emozioni che si provano: delusione, dispiacere, rimpianto, ecc. ma senza recriminazioni aggressive;
– proporre all’interlocutore la richiesta per altre volte in cui potrebbe essere più disponibile
Una situazione frequente nelle interazioni tra persone è il dover rispondere a comportamenti aggressivi o provocatori.
Chiariamo il concetto di provocazione, che richiede la consapevolezza da parte dell’altro e la connessione di causalità tra intenzione e comportamento emesso. I passi necessari per rispondere adeguatamente a situazioni che tendono a far scattare reazioni aggressive sono:
– Fermarsi alcuni attimi prima di rispondere: si evita così la emissione della risposta più facile e pronta (che in genere è quella meno adatta). Questo spazio interposto fra stimolo provocante e risposta – un antico e sempre utile consiglio è contare fino a dieci prima di rispondere!
– serve a interferire con le risposte emotive di eccitazione (‘arousal’) che condurrebbero facilmente all’aggressività.
– Decidere quale risposta è preferibile in quella circostanza e con quell’interlocutore: ignorare la provocazione lasciandolo solo, mostrandosi indifferente, non rivolgendogli la parola;
comunicare cosa si prova, in modo che l’altro si accorga della provocazione effettuata; fornirgli concreti motivi perchè smetta il comportamento provocatorio (per esempio, dicendogli che tanto non otterrà quello che spera, oppure che se continua sarà avvertito l’insegnante).
Fare richieste e rispondere ad esse è un tipo di comunicazione importante nella vita di ogni giorno: occorre saper chiedere agli altri se si vuole che essi siano indotti più facilmente a rispondere positivamente.
Diritto al rifiuto
Va sottolineato però che è diritto dell’altro rifiutare, se non può o non vuole fare ciò che gli è stato richiesto; e che non bisogna quindi arrabbiarsi per un rifiuto, a meno che esso non venga espresso in modo immotivato o scortese.
Un tipo di richiesta che frequentemente occorre fare agli altri è chiedere il perchè di una affermazione, o comportamento di cui non si riesce ad un primo esame a comprendere il motivo: lasciare la questione nell’ambiguità potrebbe provocare ulteriori e più gravi incomprensioni, e sfociare in situazioni spiacevoli o imbarazzanti.
Va ricordato che:
– il perchè deve essere chiesto in modo cortese, evitando aggressività o sarcasmo;
– va esplicitato il motivo per cui la questione non è chiara, in modo che l’altro sappia cosa in particolare deve spiegare;
– va espresso l’interesse che si ha a capire bene l’argomento, in modo che l’altro sia meglio motivato a fare uno sforzo per essere più chiaro.
La timidezza è un meccanismo di difesa contro il pericolo di venir respinti nell’incontro, di venir svalutati dal rifiuto. (Francesco Alberoni)