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Rai, Lamberto Sposini chiede 10 milioni di risarcimento

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Risarcimento da 10 milioni di euro e quanto chiedono i legali di Lamberto Sposini contro la Rai, il giornalista colpito da malore nell’ aprile del 2011 poco prima della messa in onda della trasmissione «La vita in diretta», una delle motivazioni del nuovo ricorso in appello sarebbe il ritardo dei soccorsi. I suoi legali hanno infatti deciso di impugnare la sentenza del tribunale di Roma che il 26 febbraio scorso aveva già respinto il primo ricorso presentato contro l’azienda pubblica. La causa sarà gestita e discussa dal tribunale del Lavoro e previdenza della Corte d’appello il 5 luglio del 2016. Il noto presentatore, in particolare, contesta alla Rai di non aver usato misure adeguate alla sua condizione di sluta. Sposini, dopo un primo ricovero al Santo Spirito, venne poi trasportato all’ospedale Gemelli, dove fu operato a 4 ore di distanza dall’emorragia cerebrale: da allora ha iniziato un faticoso percorso di riabilitazione.

La Rai si difende,Il ritardo dell’ambulanza? «Non è colpa nostra»

Secondo il giudice di primo grado Mariapia Magaldi, «dall’esame degli atti» è emerso che «nell’immediatezza dell’evento» erano sopraggiunti un primo medico e un’infermiera e che era stato immediatamente contattato il 118: «L’esame delle numerose telefonate effettuate dal personale della Rai – è scritto nelle motivazioni del provvedimento – evidenziano una piena consapevolezza della gravità della situazione e della necessità di un pronto e specialistico intervento». Per il tribunale, «la lamentata mancanza di tempestività è ascrivibile ai tempi attesi per l’arrivo dell’ambulanza nonostante le ripetute telefonate al 118: è evidente che in ordine a tale disfunzione del servizio del 118 (che ha inviato un’ambulanza che si trovava distante dagli studi di via Teulada) alcuna responsabilità può essere iscritta al datore di lavoro». La Rai, poi, non poteva neanche essere ritenuta «responsabile della fase successiva alla presa in carico del paziente in quanto la decisione in ordine al Pronto Soccorso presso il quale trasportare il paziente stesso deve tener conto di una serie di variabili gestite dalle Centrali Operative del 118». Il giudice ha ritenuto che, «sia che si trattasse di infarto sia che si trattasse di ictus ischemico o emorragico, certamente presso uno studio televisivo non potevano essere presenti le sofisticate attrezzature necessarie a stabilizzare Sposini, il che è dimostrato anche dal fatto che poi per operare il giornalista è stato necessario trasportarlo in una struttura specializzata.

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