Home Politica Quirinale | Alla ricerca del candidato cattolico.

    Quirinale | Alla ricerca del candidato cattolico.

    Elezioni Quirinale

    Infatti, dopo Scalfaro, sono stati eletti Ciampi e Napolitano, che provengono rispettivamente dalla tradizione azionista ed ex-comunista.
    Naturalmente, quando si usa in politica l’aggettivo “cattolico”, si fa riferimento ad una realtà assai complessa, dal momento che, ai tempi della Democrazia Cristiana, moltissime erano le espressioni di quel variegato mondo: dai dorotei ai morotei, dai liberal-moderati alla cosiddetta Sinistra di base, erano tutti cattolici, anche se fra loro esistevano – a volte – differenze molto più marcate di quelle che possono esistere, finanche, fra esponenti di aree, idealmente, distanti fra loro.
    Pertanto, la ricerca di un Presidente della Repubblica di formazione cattolica può svolgersi, teoricamente, in direzioni molteplici: Mattarella, ad esempio, è espressione della Sinistra – un tempo – demitiana; Casini rappresenta bene il profilo del cattolico moderato, certo non ostile a Berlusconi ed ai suoi molteplici interessi; Castagnetti è il candidato ideale in rappresentanza del mondo cattolico più progressista, mentre Prodi è l’incarnazione del progetto ulivista e, dunque, della sua aspirazione a far convergere, in un’unica formazione, i cattolici “adulti” ed i socialisti riformatori, eredi della tradizione ex-comunista.
    Quindi, il riferimento al pedigree cattolico è alquanto generico, dato che – appunto – entro questa categoria rientrano modi e stili personali tanto compositi, da non essere racchiudibili entro un’unica, ideale forma concettuale.

    Certo è che toccherà al Presidente del Consiglio formulare la proposta, mentre sarà compito delle minoranze – in particolare, di Berlusconi – dare un contributo nella scelta del candidato meno divisivo possibile, in quanto è evidente che – vista la Costituzione e, soprattutto, la prassi consolidata della nostra Repubblica parlamentare – il prossimo Presidente dovrà sintetizzare la volontà convergente del maggior numero di forze, allo scopo di evitare che egli possa essere tacciato di partigianeria, che sarebbe per lui un fattore di “deminutio” di non scarso peso politico.
    Appare ovvio, però, che ci si scontra con dati effettuali, che vanno ben oltre la mera appartenenza partitica o la sensibilità religiosa di questo o quel candidato.
    Inevitabilmente, Renzi, Berlusconi, Alfano, Vendola, Grillo chiederanno al candidato, da loro prescelto, di dar voce ad interessi legittimi della parte rappresentata, ma sarà cura del Presidente, una volta investito di un così alto ufficio, fare la giusta e – ci sia consentita la battuta – provvidenziale sintesi, dal momento che – non prevedendo la Costituzione alcun compito di indirizzo politico a carico del Capo dello Stato – egli non potrà non essere interprete delle ineluttabili sollecitazioni, che gli perverranno da tutte le aree politiche, al fine di renderle compatibili con il rispetto formale del dettato costituzionale e della prassi istituzionale più corretta, volta sempre alla riduzione ed alla limitazione – per quanto possibile – del contenzioso fra poteri dello Stato, entro una logica – chiaramente – inclusiva.
    Ma, siamo sicuri che il successore di Napolitano sarà cattolico?
    I dubbi permangono, anche perché la distinzione fra cattolico e laico ed il conseguente principio di alternanza al Quirinale risalgono ai tempi della Prima Repubblica: ormai, l’Italia vive una fase diversa della sua storia, nella quale – purtroppo – le appartenenze culturali non sono più il vero discrimine nella lotta politica quotidiana.

    adv