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Perchè il Capo dello Stato non poteva cedere alle imposizioni di Lega e M5S

Domenica 27 maggio e’ avvenuto lo strappo. Il Governo presentato da Lega e Movimento5Stelle non e’ andato in carica in quanto non europeista e la candidatura di Paolo Savona all’Economia  non garantiva la tenuta dell’Euro, anzi faceva temere per la fuoriuscita dell’Italia dalla moneta unica.

Il leader della Lega si e’ mostrato irremovibile sulla nomina di Savona ed il Presidente Mattarella temendo che questa mossa potesse far risalire da subito lo spread mettendo in ginocchio le gia’ disastrate finanze italiane, ha posto l’alt non piegandosi a diktat o imposizioni. E in linea col sue preoccupazioni con immediatezza ha affidato a Cottarelli, ex commissario per la spending review, l’incarico di formare un esecutivo che possa svolgere almeno l‘ordinaria amministrazione evitando pericolose e nefaste ripercussioni sui mercati.

L’hanno presa malissimo i due leader Di Maio e Salvini che hanno gridato allo scandalo e strepitato come due bambini cui hanno rotto il giocattolo appena ricevuto! Ed il pentastellato addirittura e’ insorto contro il Quirinale minacciando di sollevare la procedura di impeachment, cioe’ di messa in stato di accusa contro Mattarella per condotta antidemocratica! Il suo collega Di Battista ha arringato la folla riunita a Fiumicino per le locali elezioni amministrative aizzandola (fatto gravissimo e di insubordinazione mai verificatosi prima!) contro la piu’ alta carica dello Stato! Ovviamente sia l’uno che l’altro, dotati di una carica notevole non accompagnata da pari esperienza politica, si faranno passare per eroi del popolo e paladini della giustizia, a loro dire calpestata dall’obbedienza e dalla subordinazione del Presidente ai poteri forti europei.

Hanno gia’ definito Mattarella succube della Merkel e dello strapotere politico tedesco. Ma gli stessi dimenticano che nel contratto presentato di concerto con l’arrembante Salvini non vi e’ un solo elemento rassicurante. Il contratto, un libro dei sogni che non rivela nessun riscontro concreto che possa controbilanciare le spese pazze per realizzare in un sol colpo reddito di cittadinanza, flat tax ed abolizione delle legge Fornero . A cio’ si aggiunga la paventata uscita dall’Euro, argomento ambiguamente mai chiarito, per sfuggire ai trattati europei, sottoscritti qualche anno fa. Promesse che hanno illuso la cospicua platea degli speranzosi cittadini che li hanno votati ma che non possono certo convincere e rassicurare un Presidente della Repubblica che ha il compito di “tutelare il risparmio degli italiani in tutte le sue forme” (art.14 Cost.) e che “rappresenta l’unita’ della Nazione e ne garantisce l’integrita’, ed assicura il rispetto dei Trattati internazionali” (art.65 Cost.). Probabilmente se invece di un improbabile contratto i giallo-verdi avessero promesso e pianificato dei tagli alla casta e ai privilegi per cercare di ridurre il debito pubblico, senza accanirsi sulla questione migranti, avrebbero preso qualche voto in meno ma si sarebbero accreditati quanto a stima e credibilita’ nel panorama locale ed internazionale.