Home Salute Obesità distrugge le connessioni sinaptiche e ci rende stupidi?

Obesità distrugge le connessioni sinaptiche e ci rende stupidi?

Obesità ci rende stupidi? Troppi grasso può portare la demenza, test su roditori

Non solo problemi cardiovascolare e inerenti alla circolazione sanguigna , l’obesità causa problemi anche al sistema immunitario del cervello. E’ quanto emerge da uno studio del Medical College of Georgia e pubblicato nella rivista Brain, Behavior, and Immunity, i ricercatori hanno somministrato a dei topi un’ alimentazione ricchissima di grassi e hanno verificato col tempo quali siano stati gli effetti; i topi col tempo divenuti obesi hanno perso la funzionalita del sistema microglia, per intenderci quando si parla di microglia ci riferiamo ad un insieme di   cellule della glia che si occupa della prima e principale difesa immunitaria attiva nel sistema nervoso centrale (SNC). Le microglia costituiscono il 20% della popolazione totale di cellule gliali all’interno del cervello. Lo scopo delle microglia è quello di analizzare costantemente attraverso movimenti il SNC in cerca di neuroni danneggiati, placche e agenti infettivi. Le singole cellule della microglia sono distribuite nel cervello e nel midollo spinale. Questi ultimi  sono considerati organi “immuno-privilegiati” in quanto sono separati dal resto del corpo da una   Barriera Emato Encefalica che protegge e al contempo impedisce alla maggior parte delle infezioni di raggiungere il tessuto nervoso molto delicato. Quando gli agenti infettivi riescono ad introdursi direttamente nel cervello riuscendo ad attraversare persino la barriera emato-encefalica, intervengono le cellule della microglie a reagire rapidamente per incrementare l’ infiammazione e distruggere gli agenti infettivi prima che danneggino il tessuto. Le microglia hanno la capacità di riconoscere corpi estranei e fagocitarli, ed è un processo che deve svolgersi rapidamente per prevenire danni irreversibili o fatali. In sostanza il loro scopo è di ripulire i tessuti neurali da eventuali impurità ed agenti nocivi, ma quando si diventa obesi e  l’indice di massa corporea supera un determinato livello, si determina uno stato infiammatorio tale da spingere i microfagi a nutrirsi di sinapsi e cellule sane, innescando un meccanismo autoimmune con conseguente calo repentino delle funzioni cognitive, si ha dunque una perdita di connessione tra i neuroni e di deficit sviluppati a livello cognitivo. Le microglie dunque svolgono una funzione importantissima per il nostro sistema nervoso e il grasso potrebbe inibire questo processo, inficiando la funzionalità del sistema microglie. Nell’ esperimento, i topi che sono stati sottoposti per 12 settimane ad un regime alimentare ricco di grassi, hanno dimostrato di avere una scarsa funzionalità dei loro neuroni molto inferiore alle altre cavie della stessa specie che invece erano state cibate con un regime alimentare sano. Lo studio dimostra, ancora una volta, che è fondamemtale essere in forma e seguire una dieta alimentare corretta e sana, altrimenti i problemi di salute che possono insorgere sono gravissimi e alcune volte irreparabili. La ricerca condotta da scienziati  americani è stata resa nota dal tabloid scientifico Behavior and Immunity e apre nuovi orizzonti su quanto il grasso possa fare male. Questo studio  è una sorta di invito a non alterare la naturale struttura corporea che corrisponde al corretto disegno della nostra forma e delle nostre sembianze. Mangiare sì ma con parsimonia.

 

L’obesità è una condizione medica caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo che può portare effetti negativi sulla salute con una conseguente riduzione dell’aspettativa di vita.

Il termine deriva dal latino «obesitas», che indica la condizione di chi è «grasso, grosso o paffuto», a sua volta derivato da «esum», participio passato di «ĕdere» («mangiare»), con l’aggiunta del prefisso «ob» («per, a causa di»). L’uso del vocabolo «obesity» è documentato nella lingua inglese a partire dal 1611.

Si tratta di una patologia tipica, anche se non esclusiva, delle società dette «del benessere». L’Organizzazione mondiale della sanitàdefinisce l’obesità attraverso l’indice di massa corporea (IMC), un dato biometrico che mette a confronto peso e altezza: sono considerati obesi i soggetti con IMC maggiore di 30 kg/m2, mentre gli individui con IMC compreso fra 25 e 30 kg/m2 sono ritenuti insovrappeso.

Dieta alimentare corretta, esercizio fisico e approccio psicologico sono le basi per la terapia preventiva e curativa dell’obesità; per favorire il trattamento possono essere prescritti farmaci dimagranti che agiscono riducendo l’appetito o inibendo l’assorbimento del grasso. Come stabilito delle linee guida internazionali elaborate nel 1991, qualora l’IMC sia superiore a 40 kg/m2 oppure sia compreso fra 35 e 40 kg/m2 con contemporanea presenza di fattori di rischio, si ricorre alla chirurgia bariatrica, per esempio introducendo un palloncino intragastrico.

L’obesità rappresenta la principale causa di morte prevenibile in tutto il mondo, con l’aumento della prevalenza in adulti e bambini, ed è considerata uno dei più gravi problemi di salute pubblica del XXI secolo. Essa è stigmatizzata in gran parte del mondo moderno (in particolare nella civiltà occidentale), anche se in alcuni momenti storici è stata percepita come un simbolo di ricchezza e fertilità, come è tuttora in alcune regioni del globo