La New Generation Eu per l’Italia appare una chimera

L’arrivo dei soldi senza cambio di mentalità andrà solo a beneficiare i soliti noti

Concorsi Pubblici, Brunetta stronca le speranze dei giovani

Trascorsa la festività dell’Immacolata si entra nel clima natalizio, che di solito è un bel periodo, caratterizzato dall’aspettativa di trascorrere ore liete in famiglia e con gli amici.

Quest’anno ci troviamo a vivere un periodo di transizione, tra la seconda ondata della pandemia da Covid ed una possibile temuta terza fase, prevista per l’inizio del prossimo anno. Quindi festività in tono minore per il timore di infettarsi e l’ansia di per il rispetto delle regole imposte dal lockdown.

In tale contesto si è aggravata la condizione lavorativa che riguarda ampie fasce produttive: autonomi, commercianti, operatori del turismo; in più risultano coinvolte le migliaia di giovani disoccupati che, in mancanza di opportunità o per sfiducia verso ruoli di precarietà, si cimentano nei vari concorsi pubblici che, al contrario promettono il posto fisso, l’unico ad assicurare stipendio sicuro e tranquillità.

Dopo anni di blocco delle assunzioni, le Pubbliche Amministrazioni, anche per gli effetti dei prepensionamenti dovuti a Quota 100, stanno bandendo nuovi concorsi per facilitare il turn over. Dopo il cosiddetto Concorsone della Regione Campania iniziato a fine 2019, le cui selezioni sono tuttora in corso, a metà marzo è stato bandito un concorso per 2.133 posizioni nelle varie amministrazioni pubbliche; è seguito quello per i Centri per l’Impiego ed ultimo in ordine cronologico il concorso per 1.200 posti nell’Agenzia delle Dogane.

Di quest’ultimo, a causa di più di un disguido tecnico del sito, sono stati prorogati due volte i termini per la presentazione della domanda; ciò comporta un duplice effetto: ha preso tempo nell’organizzazione logistica del concorso ed ha fatto lievitare il numero delle domande di partecipazione, che facilmente arriverà a centomila. Da notare: dato che ogni aspirante versa €. 10,00 per la partecipazione l’amministrazione incasserà la cifra di un milione di euro per l’organizzazione. Una cifra niente male a fronte dell’offerta di una speranza per migliaia di ragazzi che lottano per “un posto al sole”!

Intanto i ragazzi studiano e fanno a gara per allenare la mente ai test logico-deduttivi e matematici che in alcuni casi risultano davvero incomprensibili. E l’impegno degli aspiranti, avendo essi costituito un gruppo Facebook, si tocca con mano: sul social ntework più importante essi esternano sentimenti che vanno, a seconda dei casi, dalla disperazione alla caparbietà per i più diligenti, alla spacconeria per chi sfrutta la vetrina “per mettersi in mostra”.

Ma quello che più fa impressione è il numero dei partecipanti ai concorsi pubblici che purtroppo è altissimo (parliamo di centinaia di migliaia) e proporzionato al numero di disoccupati italiani. Ed il fatto che il rapporto tra posti a concorso e partecipanti è di uno a duecento, quando va bene, oltre allo sbigottimento per la difficoltà della prova, ciò provoca scoramento infinito.

Certo nessuno si illude di vincere un concorso al primo tentativo, ed è anche vero che ai concorsi si va preparati, temprati ed allenati, ma questi sono numeri disarmanti, da far annichilire anche i più ottimisti concorrenti e deve far riflettere la classe dirigente del Paese.

Il quadro su descritto dimostra che la mancanza e la precarietà del lavoro in Italia e la difficoltà di accedervi costituiscono un problema gravissimo, non più tollerabile o procrastinabile. In Italia le opportunità di lavoro sono ridotte al lumicino: basti pensare che i Cinesi nei loro mega empori assumono Italiani, cosa impensabile solo una ventina di anni fa; che i lavori più umili e disagiati (badanti, colf e operatori socio sanitari) sono per lo più svolti da stranieri dell’est europeo; che il commercio al minuto (rivendite di frutta o casalinghi) è appannaggio di indiani o egiziani; che inoltre vi è una fuga da mestieri pur preziosi (idraulico, imbianchino, meccanico) che appena possibile trasmigrano verso l’impiego pubblico.

Il posto di collaboratore scolastico (alias il bidello) è divenuto il ruolo più ambito! Nell’emergenza pandemica vi sono numerose chiamate verso varie zone d’Italia di personale Ata e di supplenze per insegnamento, soprattutto nell’ambito del sostegno. E le file degli aspiranti sono sempre più numerose: insomma giovani e anziani, artigiani e commercianti, autonomi e dipendenti privati, tutti all’assalto del posto pubblico, unica certezza in un Paese smarrito e problematico.

Dall’emergenza pandemica prima o poi usciremo, la buona nuova è che a metà gennaio partirà la campagna di vaccinazione e si può ben sperare nella sconfitta del virus.

L’approvazione ed il varo del Recovery Fund, con il flusso dei 209 miliardi, ci offrirà l’opportunità di uscire dalle secche, ma da solo non basta: è necessario un cambio di mentalità ed una buona dose di coraggio da parte della classe politica.

La condizione attuale, molto critica, richiede manovre anche impopolari perché a estremi mali occorrono estremi rimedi. Non vorremmo ad esempio che si perpetuassero azioni come quella messa in scena dai sindacati che nei giorni scorsi hanno indetto lo sciopero nazionale a favore degli statali, che come categoria sono stati solo sfiorati dalla crisi pandemica; e neanche vorremmo vedere respingere con orrore e senza discussione l’ipotesi di una patrimoniale, pur leggera e destinata alle classi agiate.

Occorre invece uno scatto d’amore e d’orgoglio per il Paese, per sentirlo proprio e farsi carico dei problemi sociali come fossero personali. Un po’ di sano nazionalismo, come perseguimento del bene comune, da non confondere con il sovranismo dell’estrema destra che invece si ispira al suprematismo trumpiano, alla chiusura delle frontiere e degli scambi culturali e commerciali con i paesi terzi, confidando nell’autonomia delle proprie risorse. Quest’idea, sebbene affascini un folto gruppo di persone, è in realtà retrograda e neanche più adattabile ad una società per lo stato avanzato raggiunto dalla globalizzazione nel mondo.

Pertanto l’Italia necessita di una classe politica competente e coraggiosa, disposta ad adottare provvedimenti determinanti mai presi sinora, come la lotta decisa alla corruzione e alle disuguaglianze sociali che, si sa, provengono soprattutto dalle disparità economiche e dal clientelismo che per troppi anni ha imperversato nel Belpaese. Altrimenti avremo perso anche l’ultimo treno.