Home Salute Tumore prostata: per circa 10mila pazienti ogni anno, basta sorveglianza attiva

Tumore prostata: per circa 10mila pazienti ogni anno, basta sorveglianza attiva

Ogni anno in Italia, su 35.000 pazienti maschi ai quali viene diagnosticato un tumore alla prostata, circa 10.000 presentano una neoplasia minima e con scarsa aggressività. Questi pazienti potrebbero evitare tranquillamente terapie radicali, come operazioni chirurgiche, e sottoporsi invece ad una sorveglianza attiva con controlli periodici durante il corso dell’anno. Con notevoli risparmi anche per il servizio sanitario nazionale.

Tumore alla prostata

Per carcinoma della prostata si intende una categoria diagnostica che annovera le neoplasie maligne che si originano dalle cellule epiteliali della prostata, una ghiandola dell’apparato genitale maschile. Questa neoplasia può dare luogo a metastasi, con predilezione per le ossa e i linfonodi loco-regionali. Il tumore alla prostata può causare dolore, difficoltà alla minzione, disfunzione erettile e altri sintomi.

Il tumore alla prostata si sviluppa più frequentemente negli ultracinquantenni; è il secondo più comune tipo di tumore negli Stati Uniti, dove è responsabile del maggior numero di morti da tumore, dopo il tumore del polmone.Molti fattori, compresa la genetica e la dieta, sono stati implicati nello sviluppo del carcinoma prostatico.

Tumore prostata: la sorveglianza attiva, migliora la vita dei pazienti

“in Italia sono ancora troppi gli uomini con una patologia prostatica che ricevono cure “eccessive” e che possono incidere negativamente con effetti collaterali nella sfera sessuale, urinaria e rettale – afferma Riccardo Valdagni, Presidente della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO) – In alcuni casi è possibile utilizzare terapie meno invasive della chirurgia, come ad esempio la sorveglianza attiva, che rappresenta una nuova opportunità e modifica l’approccio tradizionale. Con essa, in alternativa a chirurgia, radioterapia o brachiterapia, il paziente con tumore indolente viene sottoposto a esami e controlli periodici. Questo vale per tutta la vita o fino a quando la malattia non modifica le sue caratteristiche iniziali”.

Cancro alla prostata: ogni anno per il 40% dei malati, basta sorveglianza attiva

La SIUrO promuove la sorveglianza attiva fin dal 2009 quando è iniziato “SIUrO PRIAS ITA”, il più grande studio a livello mondiale che in Italia, coordinato dall’Istituto Nazionale dei Tumori (Int) di Milano, ha coinvolto 850 pazienti in 10 centri.

“La sorveglianza attiva è riconosciuta da anni nelle più importanti linee guida internazionali e sta sempre più diventando una valida alternativa terapeutica anche in Italia – sottolinea Giario Conti, che della SIUrO è Segretario -. Per molti pazienti è difficile accettare l’idea che non si intervenga subito per rimuovere il tumore e di diventare invece un ‘sorvegliato speciale’. Tuttavia solo meno del 2% degli uomini abbandona il protocollo per motivi di ansia. Ed è dimostrato da diverse ricerche internazionali che la sorveglianza attiva non riduce le possibilità di guarigione né la qualità di vita”.

Il tumore alla prostata è il diffuso nel nostro Paese,lo scorso anno ha fatto registrare 35.000 nuove diagnosi. “Nel 60% dei casi la malattia richiede necessariamente un trattamento con le terapie tradizionali, che sia chirurgia o radioterapia. Ci sono un 40% di malati invece, ai quali sarebbe tranquillamente possibile proporre la sorveglianza attiva, aggiunge il prof. Valdagni. Il carcinoma deve avere piccole dimensioni e una bassa aggressività biologica. E i pazienti devono essere disposti a seguire scrupolosamente gli esami e le visite di follow-up per monitorare la patologia”.

Trattamenti

Il tumore prostatico si può trattare con la chirurgia, la radioterapia, la terapia ormonale, occasionalmente la chemioterapia, o combinazioni di queste. L’età e lo stato di salute del paziente, così come la diffusione del tumore, l’aspetto microscopico, e la risposta al trattamento iniziale, sono importanti per determinare la prognosi. Poiché il tumore della prostata è una malattia tipica degli uomini anziani, molti di essi potranno andare incontro a morte prima che il tumore possa espandersi o causare sintomi; ciò rende difficoltosa una selezione del trattamento.La decisione se trattare o meno un tumore localizzato (ossia completamente confinato all’interno della prostata) implica un bilancio tra i benefici attesi e gli effetti negativi in termini di sopravvivenza del paziente e della sua qualità della vita.