Navalny sta morendo, quale reazione dalla politica mondiale?

Navalny sta morendo, quale reazione della politica mondiale?

Alexei Navalny, blogger e politico di origini ucraine, è un accanito sostenitore delle libertà individuali che in Russia cozzano contro l’intransigenza di Putin.

Questi, al contrario, predilige il controllo totale per gestire senza intoppi il suo potere che, in virtù di una legge approvata lo scorso anno, può potenzialmente detenere fino al 2036, in pratica vita natural durante.

L’oppositore Navalny ha subito nell’ agosto scorso un avvelenamento ingerendo del the mentre era in volo dalla Siberia verso Mosca. Egli sta scontando una pena a tre anni e cinque mesi in una colonia penale: la condanna che recita di “violazione della libertà vigilata”è stata spiccata da un tribunale di Mosca. La detenzione, che l’oppositore descrive “una tortura in sorta di campo di concentramento”, prosegue in condizioni precarie; gli è stata negata la possibilità di essere curato e visitato dai medici.

Pertanto Navalny ha intrapreso lo sciopero della fame che dopo due settimane ha fatto peggiorare le sue condizioni di salute; con livelli critici di potassio nel sangue e, con i reni in sofferenza, egli rischia l’arresto cardiaco. Pertanto la sua dottoressa di fiducia ha denunciato il rischio di morte incombente mentre le autorità della prigione ove è detenuto minacciano il ricorso all’alimentazione forzata.

Le reazioni nel mondo al caso Navalny non si sono fatte attendere: c’è l’appello di settanta intellettuali a Putin con l’invito a disporre cure mediche  adeguate al dissidente russo, mentre un paio di settimane fa vi era stato un vertice Putin-Macron-Merkel che avevano trattato di diversi casi critici (Libia, Dombas, Siria) che avevano fatto vacillare i rapporti diplomatici tra le Grandi Nazioni.

“Dittatore”, “Killer”: quando lo sdegno supera la diplomazia!

Le proteste contro i prepotenti non vengono solo da dissidenti ed oppositori. A volte saltano i nervi anche ad eminenti governanti.

Recentemente contro Putin ed Erdogan si sono scagliati gli omologhi in “versione democratica”: l’italiano Draghi ed il leader americano Biden.

Quest’ultimo in una intervista non aveva esitato a definire Putin un”killer” accusandolo di aver tentato di pilotare le elezioni americane a favore di Donald Trump. Tale definizione aveva indispettito il presidente russo che senza scomporsi aveva rimandato al mittente un’accusa analoga accompagnandola con un augurio di buona salute, tanto sarcastico quanto insincero da “provocare” due giorni dopo un doppio inciampo sulla scaletta dell’areo del presidente americano…

Più di recente anche l’imperturbabile Mario Draghi s è lasciato andare in uno sfogo sdegnato a seguito del trattamento riservato alla presidente Ursula Von der Lyen definendo dittatore il leader turco Erdogan, ammettendone suo malgrado l’ utilità in favore dell’Europa nel contenere i flussi migratori di esuli siriani, e nel neutralizzare le frange dei terroristi islamici.

Anche in tal caso il leader turco ha tacciato di maleducazione il capo del governo italiano rivendicando la sua legittimazione essendo stato eletto dal popolo e non nominato come Draghi.

In entrambi i casi si è rischiato l’incidente diplomatico, ma non nascondiamo un seppur timido compiacimento agli sfoghi libertari di leader democratici contro certi uomini di potere che, aggirando le regole  più elementari della democrazia, di fatto instaurano regimi inflessibili. Pur nutrendo scetticismo che qualcosa cambi, plaudiamo alla verità e al diavolo protocollo e diplomazia!