Home Territorio Montoro in cattedra dalla fusione dei comuni a Città

Montoro in cattedra dalla fusione dei comuni a Città

È giunta ieri la notizia che il primo cittadino di Montoro Mario Bianchino,è stato invitato dal Ministero dell’Interno a partecipare alla giornata di approfondimento sull’istituto delle fusioni che, in presenza di altri sindaci di comuni nati dal processo o che potrebbero essere interessati allo stesso, si svolgerà giovedì 26 febbraio 2015 nella Sala conferenze presso il Palazzo del Viminale a Roma.
Che Montoro abbia fatto la storia i cittadini ne sono stati pionieri, se non addirittura visionari in un periodo di crisi che mira a risparmiare e progettare politiche efficaci e di rilancio dello sviluppo economico del territorio.
Sull’esperienza montorese anche altri comuni italiani hanno avviato il percorso amministrativo della fusione dei comuni.

Ricordiamo che la fusione di Comuni riguarda l’accorpamento dei piccoli Comuni come strumento necessario alla razionalizzazione la spesa pubblica è stata affrontata dal legislatore statale solo a partire dagli anni Novanta. Prima dell’entrata in vigore della L. n. 142/1990, c’era stato solo un tentativo di contenere la proliferazione dei Municipi, attuato con il d.p.r. n. 616/1977, il quale aveva introdotto una disposizione che stabiliva il divieto di istituire nuovi Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, ai sensi dell’art. 16, comma 3, del d.p.r. n. 616/1977. La disciplina della fusione dei Comuni ha fatto il proprio ingresso nell’ordinamento italiano grazie all’art. 11, della L. n. 142/1990: per la prima volta, è stata prevista l’elaborazione di appositi programmi regionali di fusione nonché l’erogazione di incentivi statali a ciò destinati. La Regione ha l’obbligo di predisporre di un programma di modifica delle Circoscrizioni comunali e di fusione dei Piccoli Comuni va aggiornato ogni cinque anni, tenendo anche conto delle Unioni di comuni nel contempo costituite, come previsto dall’art. 11, comma 2, della L. n. 142/1990: «le Regioni predispongono un programma di modifica delle circoscrizioni comunali e di fusione dei Piccoli Comuni e lo aggiornano ogni cinque anni, tenendo anche conto delle Unioni costituite ai sensi dell’articolo 26». Inoltre di fondamentale importanza è l’erogazione di contributi statali straordinari per dieci anni successivi alla fusione, commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli Comuni e ancorati a precisi limiti dimensionali (art. 11, commi 4 e 5, L. n. 142/1990): «al fine di favorire la fusione di Comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti anche con Comuni di popolazione superiore, oltre agli eventuali contributi della Regione, lo Stato eroga, per i dieci anni successivi alla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli Comuni che si fondono». Attualmente, il processo di fusione di Comuni è disciplinato dagli artt. 15 e 16, del d.lgs. n. 267/2000 ’art. 15 del TUEL, rubricato Modifiche territoriali, fusione ed istituzione di Comuni dispone che: «a norma degli articoli 117 e 133 della Costituzione, le Regioni possono modificare le circoscrizioni territoriali dei comuni sentite le popolazioni interessate, nelle forme previste dalla legge regionale. Salvo i casi di fusione tra più Comuni, non possono essere istituiti nuovi comuni con popolazione inferiore ai 10.000 abitanti o la cui costituzione comporti, come conseguenza, che altri comuni scendano sotto tale limite. I Comuni che hanno dato avvio al procedimento di fusione ai sensi delle rispettive leggi regionali possono, anche prima dell’istituzione del nuovo ente, mediante approvazione di testo conforme da parte di tutti i Consigli comunali, definire lo statuto che entrerà in vigore con l’istituzione del nuovo Comune e rimarrà vigente fino alle modifiche dello stesso da parte degli organi del nuovo Comune istituito. Lo statuto del nuovo Comune dovrà prevedere che alle comunità dei Comuni oggetto della fusione siano assicurate adeguate forme di partecipazione e di decentramento dei servizi. Al fine di favorire la fusione dei Comuni, oltre ai contributi della Regione, lo Stato eroga, per i dieci anni decorrenti dalla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli Comuni che si fondono. La denominazione delle borgate e frazioni è attribuita ai Comuni ai sensi dell’articolo 118 della Costituzione».

E bene Montoro ha dato via a un processo di fusione divenuto realtà previsto dalle norme già dal ben lontano 1990, che sia da maestra è frutto della valutazione e del buon senso degli amministratori locali e di un ammpia partecipazione democratica.