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L’Italia penalizzata da delocalizzazioni e dumping fiscale

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Il caso Embraco non è isolato, ma è l’ennesimo di una serie di traslochi che penalizzano fortemente il nostro Paese. Se l’azienda piemontese del Gruppo Whirpool minaccia di trasferirsi in Slovacchia è a causa della fiscalità di vantaggio del paese disposto a ospitarla.

Con la conseguenza però della perdita di lavoro per cinquecento unità lavorative italiane. Non è il primo caso e se la Comunità Europea non porrà rimedio non sarà neanche l’ultimo. Tanto per citarne alcuni, la Faac i cancelli automatici non li produce più a Bologna, ma a Dublino e in Bulgaria; la Konig non fa più le catene d’auto a Lecco ma nella Repubblica Ceca.

I Paesi che hanno la tassazione migliore sono Olanda, Cipro, Lussemburgo, Irlanda e molte nazioni dell’Est europeo come Ungheria e Romania. I primi, quelli del Nord Europa, da diversi anni operano nel mondo della finanza e sono veri e propri paradisi fiscali; i secondi, i Paesi dell’Est, pur di attirare capitali, hanno quasi azzerato il regime di tassazione, perchè la presenza di nuove aziende porta nuovo fatturato e fa crescere il Pil.

Come mezzo di contrasto al fenomeno esiste l’Icrict che è una Commissione indipendente composta da studiosi che si prefigge di combattere l’iniquità fiscale a livello mondiale. Il suo obiettivo è quello di fissare un’aliquota compresa tra il 15% e il 25%, quindi un’appiattimento della fiscalità che limiti i fenomeni di elusione da parte delle multinazionali.

Infatti ricordiamo che due colossi come Apple ed Amazon riescono ad aggirare la fiscalità ordinaria penalizzando molte nazioni per cui provocano danno emergente per concorrenza sleale e lucro cessante per mancati introiti di imposte.

E ricordiamo che privare di imposte una Nazione non è certo un fattore positivo dal momento che esse vanno a finanziare la spesa sociale sotto forma di prestazioni sanitarie, pensionistiche, ecc. Quindi è necessario che anche l’Europa si attrezzi per tempo a fronteggiare il pericolo delle diseguaglianze in campo finanziario.

Ed è bene che i quattro Paesi più rappresentativi, tra cui ci piace annoverare l’Italia assieme a Germania, Francia e Spagna, che significano insieme il 75% del Pil europeo costituiscano una Commissione che si occupi di allestire una base fiscale comune ed una tassazione univoca sui profitti delle società. Per frenare la corsa speculativa alla delocalizzazione delle aziende e per riformare un’equa fiscalità.