L’implosione del NCD ed il voto regionale

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NCD – La conclusione della vicenda quirinalizia pone all’ordine del giorno una questione delicatissima, come quella relativa alle alleanze in vista delle prossime elezioni, che si celebreranno nel mese di maggio. In particolare, la posizione del NCD appare, quanto mai, problematica: infatti, il terremoto, che si è scatenato in quella formazione all’indomani del voto per Mattarella, mette in discussione non solo la tenuta della maggioranza parlamentare, ma soprattutto evidenzia quesiti rilevanti in merito alle scadenze primaverili.

Alfano si trova a dover chiarire, innanzitutto, ai suoi stessi elettori quale sia la collocazione all’interno degli schieramenti, che siamo soliti conoscere.Soprattutto, in Liguria ed in Campania, appare ancora poco chiara quale sia la dinamica delle alleanze.
Nella regione settentrionale, infatti, gli uomini del Ministro degli Interni hanno sostenuto, nelle primarie del PD, la candidatura dell’antagonista di Cofferati, Raffaella Paita, di fatto creando le premesse per un mutamento – in rebus – delle coalizioni tradizionali.Nella regione meridionale, invece, i giochi sembrano ancora più indecifrabili, visto che il NCD è reduce da un periodo di cogestione con Caldoro, per cui, nel partito di Alfano, almeno due sono i progetti alternativi fra loro.
Da una parte, ci sono i dirigenti locali, intenzionati a rimanere per lo più legati al Centro-Destra, mentre molti referenti nazionali sono interessati a consumare la rottura definitiva con Berlusconi e ad entrare, in modo organico, nell’alleanza con il Centro-Sinistra, che deve tuttora celebrare le primarie per ufficializzare il nome del futuro candidato da contrapporre al Governatore uscente.
In tale contesto, appare non improbabile il fatto che una soluzione politica, elaborata a Roma, possa allontanare la prospettiva di una votazione popolare, fra iscritti e simpatizzanti, tesa a scegliere lo sfidante di Caldoro, favorendo – dunque – la creazione di un rapporto – ancora più saldo – fra il NCD ed il PD, talché il partito renziano si venga a configurare, viepiù, come una soggettività di natura neo-centrista.La problematica, afferente alle scelte per le varie regioni d’Italia, non è irrilevante rispetto al quadro istituzionale italiano: infatti, Renzi si gioca buona parte della credibilità, acquisita nella vicenda quirinalizia, nella partita primaverile, perché – in caso di ulteriore successo – verrebbe a consolidarsi un blocco politico, destinato a governare il Paese nel prossimo ventennio.Se, invece, la battaglia per la conquista delle Regioni dovesse concludersi con un improbabile insuccesso, certamente il Premier sarebbe costretto a rivedere, finanche, il quadro delle alleanze romane, perché i suoi detrattori – berlusconiani e minoranza ex-diessina del PD – ineluttabilmente porterebbero il conto al coraggioso Presidente del Consiglio, che – a quel punto – non potrebbe più continuare a giocare su più tavoli, così come finora ha fatto assai maliziosamente.
Siamo, invero, curiosi di verificare come Renzi saprà superare il test del prossimo mese di maggio, anche perché, a distanza di un anno, ormai i suoi amici e gli avversari hanno imparato a conoscerne la scaltrezza ed il cinismo, che possono essere delle virtù, solo se non sono, meramente, fini a se stessi.

Rosario Pesce