Home Italia & Esteri Libia sotto attacco, l’Isis conquista Sirte,Gentiloni: ‘grave minaccia’

Libia sotto attacco, l’Isis conquista Sirte,Gentiloni: ‘grave minaccia’

Attaccati pozzi petroliferi. Non si tratta delle uniche azioni compiute nel Paese da Isis. Sempre venerdì i militanti hanno attaccato due pozzi petroliferi, a El Bahi, nei pressi del terminal costiero di Ras Lanuf, e a el Dahra, nel Sud Ovest. Ad Al Bahi gli scontri a fuoco con le guardie del giacimento sono iniziati all’alba e in mattinata erano ancora in corso. Ad El Dahra invece uomini di Isis hanno dato fuoco a una raffineria, definita «una delle più importanti» della zona di Sirte. Il 4 febbraio Isis, attraverso Ansar al Sharia, aveva attaccato un altro pozzo libico francese, al Mabrouk, a circa 170 km a Sud di Sirte facendo almeno 10 morti.

Appello a lasciare il Paese – L’Isis avanza in modo minaccioso in Libia e l’ambasciata d’Italia a Tripoli invita i connazionali a lasciare “temporaneamente” il Paese. La situazione sta rapidamente degenerando e la città è ad un passo dalla conquista jihadisti. Già presenti El bahi, i seguaci Isis hanno di recente preso di mira Tripoli e rivendicato l’attacco kamikaze all’hotel Corinthia del 27 gennaio. Durante il quale sono morti almeno 5 stranieri.

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La conquista di Sirte – Ieri l’Isis avevano annunciato l’uccisione di 21 copti egiziani rapiti all’inizio di gennaio a Sirte, mostrando alcune foto,altri 35 sarebbero stati rapiti,la rivendicazione sarebbe in questo caso l’uccisione di donne musulmane. Ma la notizia non è stata confermata da fonti ufficiali,anche se ci sono delle foto dove si vedono chiaramente uomini in tuta arancione con le mani legate condotti in fila da decine di uomini completamente vestiti in nero. Trova invece diverse conferme la conquista, da parte dell’Isis, di alcune tv e radio locali sempre a Sirte. Da dove i miliziani dello stato islamico, secondo fonti libiche, hanno trasmesso un discorso del loro capo, il califfo Abu Bakr al Baghdadi.

Prosegue l’esodo dei migranti – Intanto prosegue l’esodo dalle coste libiche. Sono circa 700 i migranti soccorsi nelle acque davanti alla Libia dai mezzi della Guardia Costiera italiana e da alcuni mercantili, dirottati in zona dalla centrale operativa di Roma. I migranti viaggiavano a bordo di 7 gommoni: tre sono stati soccorsi da Nave Fiorillo delle Capitanerie di Porto, altri tre dal mercantile Belle battente bandiera maltese, che sta ultimando le operazioni di trasferimento a bordo dei migranti, e uno dal mercantile Gaz Energy.

Gentiloni: «Pronti a combattere» Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, intervistata da SkyTg24, è stato chiaro: «Se non si trova una mediazione», bisogna pensare «con le Nazioni unite a fare qualcosa in più». L’Italia è «pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale». E aggiunge: le immagini della bandiera nera dell’Isis sulla cupola di San Pietro sono «farneticazioni propagandistiche, che non possiamo però sottovalutare». Sulla stessa linea il premier Renzi che, intervenendo giovedì sera all’uscita del Consiglio europeo, aveva parlato di «emergenza internazionale, non solo europea». «La Libia è un grande problema del nostro tempo, da risolvere con decisione e probabilmente anche con impegno ulteriore», aveva aggiunto. «L’impegno di Bernardino Le’on dell’Onu non è stato purtroppo sufficiente, l’Italia è pronta a fare la propria parte».

L’Eni rassicura: presenza lavoratori limitata – L’Eni ha voluto rassicurare sulla sicurezza dei propri dipendenti: “La presenza di espatriati Eni in Libia è ridotta e limitata ad alcuni siti operativi offshore, garantendo in collaborazione con le risorse locali lo svolgimento regolare delle attività produttive nell’ambito dei massimi standard di sicurezza”, ha riferito un portavoce del ‘Cane a sei zampe’. “Eni continua a monitorare con estrema attenzione l’evolversi della situazione”, hanno sottolineato dalla società petrolifera.

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