L’evoluzione del M5S

beppe grillo

L’evoluzione del M5S – Le novità di queste ore frenetiche, che precedono la prima votazione di domani per la Presidenza della Repubblica, evidenziano un dato importante.
I Grillini, forse per effetto delle defezioni finora subìte, hanno deciso di rientrare nei giochi parlamentari, proponendo ai loro tesserati di scegliere, in una rosa di dieci nominativi, quello che essi desiderano che diventi il prossimo Capo di Stato.
Orbene, fra quei nomi, figurano due particolarmente importanti: Prodi e Bersani.

Come si sa bene, queste personalità sono sostenute, in modo significativo, dalla minoranza del PD; in particolare, il Prof. di Bologna è – con il dovuto sostegno elettorale – un candidato molto credibile per il Quirinale, perché sull’ex-Presidente del Consiglio convergono le simpatie, pure, di Sel e della componente civatiana, che ha avanzato – sin dal primo momento – la candidatura del fondatore dell’Ulivo.
È evidente che, se il prescelto sarà uno tra Bersani o Prodi, il salto di qualità del M5S sarà notevole: infatti, per due anni, i Grillini sono stati esclusi dai giochi parlamentari, per cui hanno consentito, con il loro Aventino, a Renzi e Berlusconi di avere un ruolo centrale nella dinamica istituzionale del Paese.
Ora, sostenendo un candidato democratico, qualora la loro base dia il via libero, i Grillini hanno l’opportunità di tornare al centro dell’agone parlamentare, viste – peraltro – le contestuali difficoltà delle forze del Nazareno nel trovare un accordo sui nomi di Amato o di Mattarella, che sono, rispettivamente, invisi al PD renziano ed ai seguaci di Berlusconi.
È molto probabile che il cambio di strategia, fatto dal M5S, sia tardivo, dal momento che, in questi due anni, dal 2013 in poi, i Grillini hanno perso moltissime occasioni per essere protagonisti della politica nazionale, ma l’eventuale convergenza con Vendola e, soprattutto, con la minoranza del PD sul nome dell’ex-Presidente dell’IRI o dell’ex-Segretario del Partito Democratico non può che rappresentare un fattore molto positivo, perché starebbe a significare che il loro Aventino è, finalmente, cessato e che, dunque, nell’attuale Parlamento rientra nel processo decisionale una forza che vanta, tuttora, numeri significativi, ad onta delle defezioni, che il gruppo Pentastellato ha subìto.
I Grillini, inoltre, vantano un elemento, che va invero a loro vantaggio: sono tutti giovanissimi, per cui, contrariamente ai rappresentanti degli altri gruppi parlamentari, essi stanno usando – malgrado loro – la legislatura in corso per imparare, ma avranno poi moltissimi anni – dinnanzi a sé – per mettere a frutto ciò che hanno appreso, pur pagando un prezzo altissimo.
Inoltre, un dato è significativo: nell’attuale Direttorio, composto di cinque personalità, di peso è la presenza dei parlamentari eletti nei collegi del Sud d’Italia, che, invece, contano poco o niente nei due principali gruppi di Forza Italia e PD, il cui personale politico è, per lo più, notoriamente settentrionale.
Pertanto, in virtù del radicamento territoriale, che crediamo andrà a crescere nel prossimo decennio, è evidente che i Grillini abbiano un futuro, mentre i vertici delle altre forze, che oggi hanno un ruolo essenziale, sono destinati a scomparire progressivamente, anche per ragioni di natura anagrafica.
È ovvio che, con l’elezione del Capo di Stato, un’intera classe dirigente – quella che verrà sconfitta – sarà costretta ad abbandonare posizioni di privilegio, per cui, a seguito della rottamazione ineluttabile di settori importanti di tutti i partiti, nelle future legislature i Grillini interpreteranno la parte dei decani, a fronte di un Parlamento che – con le prossime elezioni generali – subirà un cambiamento non secondario.
Quindi, per gli esponenti del M5S la legislatura in corso, pur non regalando gratificazioni memorabili, sarà servita per capire i meccanismi della nostra democrazia parlamentare e, dunque, per padroneggiarne le complesse modalità di svolgimento in avvenire, quando i parlamentari grillini, come Di Maio, Fico, Di Battista, Sibilia, potranno – molto autorevolmente – giocare le chance di leadership, purché abbiano il coraggio di accantonare l’estremismo di Grillo e Casaleggio, che – purtroppo – ha fatto perdere ben due anni, che saranno da loro ricordati come mero periodo di formazione ed apprendistato.
Forse – come recita il famoso detto – meglio tardi, che mai?

Rosario Pesce