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Italicum, lascia il capogruppo Speranza

Tensione altissima all’assemblea notturna del Pd, la legge elettorale ancora una volta spacca il partito. La minoranza vorrebbe  modificare l’Italicum, Matteo Renzi dice assolutamente no. Lo stesso premier  avverte che la stabilità del governo è legata “nel bene e nel male” all’approvazione di questo testo così com’è, senza cambiare neanche nulla. La mediazione fallisce, il caos è servito, il capogruppo Roberto Speranza sconcertato dall’atteggiamento del Premier si dimette da capogruppo. La minoranza chiede di sospendere i lavori dell’assemblea, ma si va avanti. I big del partito lasciano la riunione, Civati, Bindi, Fassina. L’ex Premier Pier Luigi Bersani resta e parla: “Il dissenso dell’ex segretario. “Se volete andare avanti così, sappiate che io non ci sto. Qui non si parla di legge elettorale bensì di un sistema democratico”, dice Pier Luigi Bersani prendendo la parola. L’ex segretario ha quindi invitato Renzi a riaprire i termini per la modifica dell’Italicum. “Se volete andare avanti – ha ribadito – sappiate che io non sono convinto”. Per Bersani non è solo in gioco la legge elettorale ma nel combinato disposto con il ddl costituzionale “c’è in ballo il futuro dei nostri figli. La legge – ha detto riferendosi all’Italicum – va fatta mandando il film avanti di qualche anno, senza pensare a cosa succede domani. Non sono cose da ridere”. E ancora: “Non è questione di coscienza né di disciplina ma di responsabilità di ogni singolo parlamentare. Non mi dite che non si trova la maggioranza al Senato: se si vuol fare, si può fare”. Poi, come chiosa: “Un partito che davanti alle dimissioni del capogruppo va avanti come se niente fosse ha un problema”.
Dopo ore di tensione la maggioranza approva l’ Italicum con 190 voti, i fedelissimi di Renzi, all’appello mancano ben 120 voti della minoranza. Renzi, nel suo intervento di replica, “La legge elettorale perfetta non esiste da nessuna parte – ha rincarato la dose stasera-. Chi voterà la proposta della segreteria parte dalla consapevolezza che non esiste la legge perfetta. Chi deciderà di votare contro dovrebbe comunque riconoscere un lavoro di mediazione e di cambiamento lungo 14 mesi”. E sul tema dei capilista bloccati – contro cui insistono i dissidenti interni – Renzi sottolinea: “Coi candidati di collegio del Mattarellum abbiamo candidato di tutto di più … Questa legge è in linea con quanto il Pd ha sempre detto. Il ballottaggio è il punto centrale dell’Italicum. La legge funziona perché c’è il ballottaggio: serve a evitare una deriva neocentrista. Il Consultellum, per com’è fatto, impedisce la formazione di una maggioranza e favorisce dinamiche consociative tipiche della prima Repubblica”.
Quanto all’ipotesi del ricorso al voto di fiducia sull’Italicum, evocata anche ieri dal vicesegretario del Pd Debora Serracchiani, l’opposizione di centrodestra e Sel hanno chiesto ieri al presidente Sergio Mattarella di intervenire per impedirla, cercando di allargare al Quirinale uno scontro politico che avrà il suo punto di caduta nelle elezioni amministrative di fine maggio.

 

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