Home Editoriale Le spine renziane di Ferragosto

Le spine renziane di Ferragosto

L’estate porta sempre alla riflessione, visto che l’interruzione provvisoria delle attività induce ad elaborare nuove strategie ed a fissare obiettivi rinnovati in tutte le azioni umane e, quindi, anche in politica.
Il mese di agosto, che ci apprestiamo a vivere nella sua parte ormai centrale, dovrà portare consiglio al Premier, visto che, alla ripresa autunnale, si giocherà la partita più importante della legislatura attuale: quella intorno alle riforme costituzionali.
Infatti, al Senato arriverà, per la seconda e definitiva lettura, il disegno di legge di revisione della Carta del 1948 e, naturalmente, come succede in contingenze simili, gli equilibri politici si metteranno in moto e potranno, molto rapidamente, cambiare scenari e prospettive.
La minoranza del PD, che ormai costituisce un altro partito rispetto a quello renziano, seppur solo di fatto, vanta un seguito a Palazzo Madama cospicuo, per cui la sua richiesta di rivedere la riforma, nel punto in cui prevede un Senato non più elettivo, non è – affatto – peregrina.
Stando ai numeri odierni, il Presidente del Consiglio non ha la possibilità di varare il disegno di legge nella versione approvata la scorsa estate in prima lettura, tant’è che l’ex-Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha avvertito l’esigenza di intervenire nel dibattito in corso in suo aiuto, auspicando che non siano apposti dei cambiamenti alla struttura di nuova Costituzione, già approvata dalle Camere nel corso del 2014.
Invero, non solo la minoranza del PD, ma tutte le altre minoranze, presenti in Parlamento, aspettano Renzi al varco, come si dice in gergo, perché è evidente che, venendo comunque la riforma approvata non con la maggioranza qualificata dei parlamentari, ma solo con quella assoluta nel migliore dei casi, sarà necessario far svolgere il referendum, che diventerà una battaglia campale, visto che il suo vero obiettivo non sarà la riforma in sé, ma il destino di Renzi e del renzismo imperante.
Naturalmente, nella futura partita di Palazzo Madama, giocherà un ruolo importante Berlusconi, che è sempre più il capo di un partito virtuale, visto che, al suo interno, la scissione è più che evidente fra quanti, ragionando entro una prospettiva meramente politica, auspicano l’abbattimento di Renzi (Brunetta e Santanché, ad esempio) e quanti, invece, guardando agli interessi di Mediaset, lavorano per un accordo con il Capo del Governo (Verdini, Confalonieri e Letta), teso a garantire gli interessi economici dell’impero industriale del Cavaliere, tanto più alla vigilia di una fondamentale ristrutturazione, che prevederà, dopo la cessione della metà del pacchetto azionario del Milan, l’alienazione della piattaforma del digitale terrestre in favore di Sky.
In mezzo a queste aspirazioni, così nettamente contrapposte, c’è Berlusconi, che naturalmente non può non desiderare la sconfitta del Presidente del Consiglio, pur sapendo che, al momento, il sostegno di questi è prezioso per il futuro delle sue aziende.
Renzi, quindi, si salverà una volta ancora per effetto del conflitto di interessi, che riguarda Berlusconi nella duplice veste di proprietario di Mediaset e di fondatore di Forza Italia?
In verità, non sappiamo quale possa essere l’evoluzione di una dinamica siffatta, ma certo possiamo immaginare che, da settembre in poi, l’inquilino di Palazzo Chigi verrà a trovarsi sotto il fuoco incrociato di amici ed avversari storici, dato che la partita della riforma costituzionale è fin troppo rilevante, perché i suoi destini possano essere lasciati nelle mani, unicamente, del Premier.
Sotto l’ombrellone di Ferragosto, Renzi quindi potrà ipotizzare strategie ed alleanze, dal momento che la sua posizione si è andata indebolendo ulteriormente dopo l’elezione dei nuovi Governatori, in particolare di quelli meridionali (De Luca ed Emiliano), che rappresentano fette rilevantissime di partito, che non sono mai state renziane tout court e che sono approdate sulla sponda del Presidente del Consiglio solo per mero calcolo politico, per cui, con il medesimo cinismo, potrebbero in futuro traslocare altrove, ponendo alla corrente del Premier un problema serio di radicamento effettivo nei territori al di sotto del Volturno.
A noi non può che spettare il compito di osservatori, coscienti che chi, in passato, ha forzato la mano per giungere al varo delle riforme, ora si trova a giocare, su quel tema, la propria carriera, che dunque è sospesa ad un filo sottilissimo ed, in verità, destinato a rompersi, prima o poi.

Rosario Pesce

PUBBLICITÀ