Le infezioni ospedaliere uccidono il doppio rispetto agli incidenti stradali

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Le infezioni correlate all’assistenza (Ica) o infezioni ospedaliere ogni anno provocano più del doppio dei decessi rispetto agli incidenti stradali. Solo nel 2015 il rapporto ha evidenziato come le Ica abbiano causato dalle 4.500 alle 7.000 vittime, contro le quasi 3.500 della strada. Si tratta di eventi decisamente gravi e spiacevoli che ancora nel 2017 accadono con una notevole frequenza.

Non si tratta solo di complicazioni gravi, ma anche di semplici infezioni che, se non curate rapidamente possono portare ad un repentino peggioramento delle condizioni di salute. Chiaramente tutto è molto soggettivo, una persona ricoverata, ma tendenzialmente in buono stato di salute avrà molte meno possibilità di contrarre infezioni gravi, rispetto a chi, già presenta precarie condizioni di salute.

Un paradosso decisamente anomalo e piuttosto improbabile, tuttavia la realtà per quanto possa apparire incredibile è che oggi si muore più di infezioni ospedaliere che di incidenti stradali. La ricerca è stata condotta da Francesco Saverio Mennini e presentata durante l’evento “L’innovazione tecnologica contro le infezioni chirurgiche ospedaliere”. Un disagio che impatta notevolmente anche sulle spese mediche, per circa 10 mila euro ogni decesso.

Quanti pazienti si ammalano per infezioni ospedaliere?

Lo studio evidenzia come fino ad un massimo dell’8% di ricoverati nel corso dell’anno contrae un infezione, per un totale di circa 700 mila pazienti ogni anno. Si tratta in modo particolare di infezioni di tipo respiratorie e urinarie, non mancano infezioni dovute a ferite da operazioni chirurgiche. Tuttavia oggi, grazie anche ad un generale miglioramento delle strutture mediche è possibile prevenire anche del 30% i casi complessivi, con una diminuzione fino al 60% delle infezioni relative ad operazioni chirurgiche.

Le linee guida dell’Oms – Le nuove indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità contenute nelle “Global Guidelines for the Prevention of Surgical Site Infection” sintetizzano in 29 raccomandazioni i comportamenti corretti da tenere prima, durante e dopo un’operazione chirurgica al fine di scongiurare infezioni ed evitare il propagarsi di batteri pericolosi. Tra queste, secondo quanto riportato sul portale dell’Oms, le persone che si preparano ad un intervento chirurgico dovrebbero sempre farsi un bagno o una doccia, ma non essere rasati: “I microrganismi che causano infezioni – ha spiegato infatti Nicola Petrosillo, dell’IRCCS Spallanzani di Roma – arrivano sia dalla flora batterica già presente nel paziente che da microrganismi provenienti dall’esterno, ad esempio con le mani degli operatori come veicolo”. Gli antibiotici, invece, dovrebbero essere utilizzati solo per la prevenzione delle infezioni, prima e durante l’operazione, ma non dopo. L’obiettivo, si legge, oltre a salvare vite umane, è ridurre i costi e arrestare la diffusione dei superbatteri. “È fondamentale abbattere il rischio, con il lavaggio accurato delle mani, l’adozione di una tecnica operatoria meticolosa, la profilassi antibiotica, il controllo glicemico e la prevenzione dell’ipotermia”, ha evidenziato Gabriele Sganga, professore associato di Chirurgia dell’Università Cattolica: “Oggi – ha continuato – ci sono anche le suture rivestite con antisettico inserite come raccomandazione dall’Oms”.

Impatto economico 

Ogni singola infezione può costare allo stato circa 10.000 euro, il che significa circa un miliardo di euro di spese maggiorate rispetto al bilancio iniziale. Non solo, contrarre infezioni significa aumentare notevolmente la degenza in ospedale del paziente. L’infezione ospedaliera più costosa in termini di “risarcimento” resta quella causata dalle operazioni chirurgiche. “Il nostro auspicio – ha sottolineato Francesco Saverio Mennini – sarebbe quello di realizzare un Osservatorio permanente sulle infezioni ospedaliere, in collaborazione anche con il Ministero della Salute”.

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