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Le Giornate della Retorica?

giornata della memoria

Avevo cinque anni quando l’Italia entrò in guerra. Non so perché mio padre condusse anche me nella grande piazza gremita di gente, dove “l’ambasciatore” avrebbe dato la bella notizia, mentre gli altoparlanti trasmettevano a tutto volume gli inni gloriosi e trionfanti del regime.Tutto un clima di festa, cadenzato dall’ampio fragore dei battimani e da frequenti ovazioni: “vogliamo la guerra, vogliamo la guerra”. Ricordi che in anni più maturi mi hanno fatto pensare alla facilità con cui il popolo si lascia influenzare anche dalla più modesta propaganda ideologica e politica. Pochi forse si rendevano conto di legittimare e delegare ad altri decisioni collettive che potevano comportare il sacrificio di milioni e milioni di esseri umani, con privazioni e devastazioni enormi in quasi tutto il mondo. Non c’era molto da scherzare.E’ da incoscienti accumulare errori così gravi con tanta superficialità e pretendere poi di attribuirne  la colpa al destino cieco o addirittura a Dio, continuando così a non fare nulla per evitare o prevenire catastrofi simili. Celebriamo pure le Giornate  della Memoria o del Ricordo e quanto altro, ma  poi cosa facciamo? Si continua a giocare a scaricabarile, come se tutto dipendesse dagli altri popoli, dai vari governi, dalla politica, senza rendersi conto che in realtà la politica dipende dall’insieme di tutti noi. Per cui dovremmo essere almeno un po’ più informati e non lasciarci condizionare sempre dalla pigrizia, dalla miopia, dalla furberia.Le vittime  di tale confusione potremmo essere un giorno anche noi. La famiglia, la scuola, le chiese e la società dovrebbero avere  un maggiore  interesse  per una vera educazione alla pace, alla giustizia, alla ricerca della verità, alla mediazione dei conflitti, a incontri e manifestazioni che non si riducano a vuota retorica.