Landini,la Sinistra antagonista di Contestazione Sociale

Ieri, è nata ufficialmente la Sinistra antagonista di Landini, visto che diverse associazioni, tipiche del mondo del volontariato e dell’area progressista italiana, hanno celebrato il battesimo del sindacalista della Fiom, con l’impegno politico tout court, sotto i vessilli del nascente schieramento di Contestazione Sociale. 

Non sorprende il fatto che, mentre Landini ufficializzava la sua volontà di costruire una Sinistra diversa da quella che conosciamo, la minoranza del PD – che, pure, si professa ancora di Sinistra – riuniva la propria componente, per ribadire la presenza all’interno del Partito Democratico, nel quale gli uomini di Bersani si sono ritagliati un ruolo, invero, molto al di sotto delle loro potenzialità, visto che sono chiusi entro i limiti di un’area, che lo stesso Premier finge di tollerare, perché deve trasmettere all’esterno la suggestione di un partito, che accoglie – nel suo ventre – pensieri ed opinioni, finanche, divergenti. 

Ma, il vero protagonista è Landini e, pensiamo, dunque che valga la pena promuovere una riflessione sul sindacalista della Fiom: egli ha precisato che non intende costruire un nuovo partito, alla maniera di Syriza o di Podemos, ma vuole federare una vastissima area culturale, che oggi non vanta rappresentanti in Parlamento, dal momento che il renzismo dominante ha spento qualsiasi rigurgito progressista nel principale partito del Centro-Sinistra italiano.

Invero, una forza, disposta a seguire la traccia segnata da Landini, c’è già ed è quella di Vendola, ma sappiamo bene che il misero 3% di Sel non può che rappresentare il punto di partenza di una formazione, che intenda raggiungere il 10% dell’elettorato del nostro Paese. Le argomentazioni, certo, non mancano: la riforma dello Statuto dei Lavoratori, fatta con il Jobs Act, è un’operazione legislativa così importante, che non poteva non determinare una reazione molto forte da parte di chi si è, sempre, opposto ad un taglio netto dei diritti del mondo del lavoro, per cui il progetto politico di Landini non solo era atteso da tempo, ma forse nasce addirittura con un po’ di ritardo, perché la rottura dell’alleanza fra il PD e Sel poteva – già, nel 2013 – costituire il momento iniziale di una riflessione, che solo ora sta maturando. 

Comunque, come dice un vecchio proverbio, meglio tardi che mai, anche perché le scadenze istituzionali importanti saranno, tutte, concentrate nei prossimi ventiquattro mesi: dal varo della riforma costituzionale alla probabile indizione di elezioni anticipate, dato che non reputiamo credibile una prospettiva di vita per il Governo odierno, che possa arrivare fino al 2018. È essenziale sottolineare un fatto: Landini ha dichiarato la sua idiosincrasia per il concetto e la forma “partito”, per cui egli fa riferimento ad una volontà – più o meno condivisa dai suoi supporters – finalizzata alla costruzione di un movimento di lotta e non, appunto, di una nuova, fissa dimora partitica.

La semantica, in tal caso, non è indifferente, dato che “movimento” e “partito” sono cose ben diverse fra loro, non solo perché la prima espressione rivendica una matrice più, manifestamente, tratta dal linguaggio sindacalese dell’altra. È ben noto che gli Italiani, infatti, sono allergici ai partiti, ormai sin dai tempi di Tangentopoli, per cui affossare, definitivamente, l’ipotesi di un ennesimo nuovo partito costituisce un fatto importante: Landini ed i suoi ispiratori ritengono, ormai, che la vera lotta per i diritti vada promossa fuori dalle realtà partitiche, la cui immagine è purtroppo corrotta nella società civile dopo gli scandali, che si sono ripetuti a go-go nel corso degli ultimi decenni.

Forse, siamo in presenza di una rinnovata ondata di populismo, per cui, chi parla male dei partiti e dei difetti della politica tradizionale, si appresta a costruire un nuovo partito, che – di fatto – si andrà a sommare a quelli preesistenti, senza poter modificare sensibilmente lo stato di cose, visto che, per farlo, dovrebbe conseguire la maggioranza assoluta dei consensi, che costituisce – ovviamente – uno scenario ben lungi dalle prospettive di Landini? È molto probabile che, nell’immediato futuro, ci sia una scomposizione delle formazioni, che conosciamo: se Bersani rimarrà nel PD a fare il custode ultimo di una tradizione culturale, che Renzi ha letteralmente annichilito, è chiaro che una fetta importante degli elettori di quel partito, che non si sono identificati nelle scelte del Premier, cambieranno orientamento e, presumibilmente, potranno scegliere di votare per Landini o, eventualmente, per Grillo, qualora il M5S dovesse accentuare i suoi tratti attuali di movimento progressista.

È ineluttabile, comunque, che l’assetto dei partiti non potrà che subire un’ulteriore trasformazione, perché è evidente che l’implosione della Lega, lo scioglimento – di fatto – di Forza Italia, la renzianizzazione forzata del PD e la nascita di una Sinistra alternativa – di matrice sindacale ed associativa – non possono non essere, tutti insieme, fattori che ero deranno l’area elettorale del Governo e che spingeranno gli elettori a scegliere per il voto di protesta, anche se questo non potrà mai divenire, compiutamente, un consenso in favore di un diverso Esecutivo, dato che i voti che, ad esempio, andranno a Salvini non potranno – invero – servire per fare un Dicastero con Landini o con Grillo.

La lotta politica, quindi, a nostro avviso è destinata ad estremizzarsi, compatibilmente con il peggioramento delle condizioni economiche degli Italiani, che – a fronte di dati confortanti – vedono, invece, i loro portafogli sempre più leggeri e, soprattutto, non riescono ad immaginare una prospettiva di vita per i propri figli, condannati ad emigrare, quando non trovano lavoro – in particolare – in moltissime aree del Mezzogiorno.Landini, pertanto, ha molta strada da fare con il suo movimento nascente, ma certo trova condizioni di contesto, che oggi lo favoriscono e che gli renderanno più agevole l’acquisizione di uno spazio importante di agibilità politica.

E la minoranza del PD quale ruolo si ritrarrà in uno scenario, così, fluido? Crediamo che, fra tutti i soggetti attuali, essa sia – ahinoi – quello che incide meno nelle sorti del Paese; qualora se ne rendesse conto il buon ed onesto Bersani, non potrebbe che decidere di sciogliere la componente, anche perché la sua esistenza costituisce un ulteriore regalo a Renzi, che così si legittima come leader democratico, perché tollera – finanche – l’esistenza di una corrente, diversa dalla propria, all’interno del variegato PD. Certo, ne vedremo delle belle in futuro e, sicuramente, le novità più scoppiettanti non potranno che venire dallo spazio magmatico della Sinistra, che – mai come oggi – è alla ricerca sia di autori, che di interpreti adeguati ai tempi difficili, che viviamo.