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    La tragedia Coronavirus aprirà forse un dibattito sul sistema sanitario e sui servizi sociali del nostro paese.

    Servizio sanitario italiano
    Foto di Sasin Tipchai da Pixabay

    I recenti bollettini diffusi della Protezione Civile continuano a fornire segnali di miglioramento di questa emergenza sanitaria; e, mentre prosegue la riduzione del numero di persone ricoverate in terapia intensiva, altra notizia confortante è che i guariti sono più dei nuovi casi. In Campania il totale dei contagiati da Coronavirus è in discesa. La  situazione è dunque in netto miglioramento e la Regione inizia a delineare con maggiore chiarezza la cosiddetta fase due, che inizierà lunedì 27 aprile, con l’annunciata riapertura solo di alcuni settori, e una di riduzione degli obblighi di permanenza domiciliare.

    Obiettivo auspicabile per noi tutti è una ripresa stabile e sicura dal punto di vista sanitario. E’ nostro convincimento che le misure drastiche sanitarie non saranno ridotte nel breve termine, al fine di evitare che il Covid-19 possa continuare ad espandersi fino al periodo estivo. Sarebbe necessario, intanto, affrontare con grande  decisione tutte le conseguenze e le difficoltà emerse; ricordando, sin da ora, che occorre mettere, al centro di ogni iniziativa, innanzitutto l’economia di questo paese, per evitare di rischiare un anno tragico. Le Regioni avranno dei banchi di prova: L’organizzazione della Sanità e dei Servizi sociali  nei territori di propria competenza.

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    Coronavirus, la ‘fase 2’ dovrà essere affrontata con giudizio e buon senso

    Certamente ci saranno dei cambiamenti in Italia;  innanzitutto dobbiamo concentrare la nostra attenzione sugli errori commessi nell’attuazione della riforma sanitaria; dovremo  meglio curare, come qualcuno giustamente  ha affermato, anche  “il rapporto con il cittadino alle prese con un problema di salute”. Orbene, collegando, operativamente, l’assistenza sanitaria di base e quella ospedaliera alla  assistenza sociosanitaria, e con il coinvolgimento dei distretti sanitari e dei Comuni, potrà essere garantita una più completa ed efficace assistenza sanitaria ai cittadini.

    Uno degli impegni più importanti dovrà essere quello di contribuire, in tutte le regioni, a costruire una organizzazione sanitaria migliore, secondo la normativa vigente. Le norme, infatti, oggi prevedono che le Regioni debbono organizzare l’assistenza territoriale dei Distretti sanitari, con unità complesse di cure primarie (UCCP ) c/o con aggregazioni funzionali territoriali realizzati da parte di medici associati ( AFT). Studiosi e specialisti del settore da tempo sostengono che “soltanto se tutti i medici del distretto sanitario di medicina generale, con tutti i pediatri di libera scelta, con tutti i medici specialisti ambulatoriali del Distretto stesso, con infermieri, psicologi e  tecnici sanitari, sono presenti in forma aggregativa, essi danno luogo a una vera UCCP, ossia Unità complessa di cure primarie, o ad una AFT, cioè una Aggregazione Funzionale Territoriale da parte di medici, associati in meritevoli forme aggregative.

    Questi temi, questi argomenti sono stati oggetto di studi, proposte e approfondimenti da parte di esperti e studiosi della materia, il tutto nell’ottica  di un progressivo “abbandono di una visione  “ospedalocentrica” della sanità  e in favore di una maggiore attenzione alla territorialità”, come è stato affermato. Grande attenzione, c’è dunque, oggi alla “Medicina del territorio”, per far fronte  a una nuova esigenza di salute che riguarda sempre di più la terza età e le cronicità. Di qui  l’esigenza dei medici di base di essere  collegati anche  con i medici della guardia medica, per coprire uno spazio  orario di assistenza più elevato possibile. Novità  questa di cui si era già  discusso, che  riguarda l’implementazione del personale degli studi medici. Ogni medico si dovrà  avvalere  almeno  di un collaboratore amministrativo di studio, mentre tre/quattro infermieri saranno in servizio  a rotazione per nuova AFT (aggregazione funzionale territoriale).

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    Tutte queste le novità, per le quali erano stati previsti stanziamenti per tre milioni di euro. Una vera rivoluzione della Sanità territoriale in Campania, accolta con favore anche dagli ordini professionali dei medici, tra cui quello dell’Irpinia che, già sembrava pronto ad attuarla da marzo 2020. Si sarebbe così concretizzato anche il piano per la medicina di famiglia, frutto dell’accordo integrativo regionale, che permetteva  di realizzare le Aft, di implementare, così, il personale negli studi medici e di introdurre la diagnostica di primo livello negli studi dei medici di famiglia. A fermare tutto questo  l’emergenza epidemiologica. Siamo giunti, ora,  con il sacrificio di tutti,  alla fine di questa Fase 1. Rendiamo  onore tutti alla medicina generale che, in questa  terribile fase,  è stata una branca gravemente  falcidiata dal virus.  E continuiamo ad affrontare  con energia, fiducia  e determinazione la Fase 2,   , sempre nel rispetto delle leggi, cerchiamo di realizzare una sanità,  più efficiente,  utilizzando  il  modello di “ medicina del territorio” che credo  sia stato ampiamente studiato  ma non  ancora  bene attuato almeno nella nostra provincia.