La questione cristiana oggi

Gli ultimi fatti di cronaca fanno intuire che, nel mondo, esiste una vera e propria questione cristiana, che diviene – di giorno in giorno – sempre più importante e pressante. Infatti, chi si riconosce nella Legge morale di Cristo, in moltissime parti d’Africa, Asia ed Europa, può ritenere di non essere più al sicuro, in quanto un manipolo di terroristi islamisti è in grado, in qualsiasi modo, di insidiare la sua esistenza, giungendo – nel peggiore dei casi – a metterla in pericolo seriamente, come drammaticamente è successo ai circa centocinquanta studenti universitari kenioti, che – ignari – sono stati uccisi, senza scrupolo, la settimana scorsa. Una persecuzione, così vasta e diffusa, non era nota all’Occidente da tempi, ormai, lontanissimi: infatti, l’ultimo Stato, che fece violenza scientemente contro i seguaci di Cristo, fu l’Impero Romano fino al III secolo d.C., prima cioè della svolta di Costantino e, poi, ancora di Teodosio. Naturalmente, in quel contesto storico, le persecuzioni trovavano una forma di legittimazione plausibile, perché i Cristiani rappresentavano un fattore autentico di pericolo per l’autorità dell’Imperatore, la cui autocrazia era seriamente messa in dubbio dall’obiezione di coscienza dei fedeli, che non riconoscevano la sua natura di semidio e, soprattutto, non legittimavano la – presunta – natura trascendente del suo enorme potere civile in Terra. Oggi, invece, la violenza, che i Cristiani subiscono, non ha alcuna ragion d’essere, visto che, certo, non si può immaginare che gli Islamisti vogliano far pagare ai credenti in Cristo le atrocità che i Crociati, pure, hanno compiuto nel corso del Medioevo e della prima età moderna: le loro efferatezze e nefandezze, così ampie e diffuse, appaiono ingiustificabili, sempre e comunque. Peraltro, colpisce un fatto fondamentale: la Chiesa cattolica, che ovviamente è magna pars del Cristianesimo odierno, versa in uno stato di assoluto isolamento sul piano internazionale, perché le reiterate invocazioni d’aiuto – fatte da Papa Bergoglio – sono rimaste del tutto inascoltate, visto che i Capi di Stato e di Governo preferiscono non esporre a rischi i loro soldati, piuttosto che intervenire massicciamente nei teatri di guerra, laddove i Cristiani meriterebbero di essere aiutati con ingenti dazioni di danaro e con un notevole supporto, logistico e militare. Siamo, quindi, giunti al paradosso: la religione è un potentissimo strumento di potere, ma, poi, quando si deve concretamente dare una mano a fedeli in difficoltà, gli Stati dimenticano l’importanza – sul piano storico e politico – del Cristianesimo e lasciano che moltissime migliaia di Cristiani siano massacrate da terroristi, che assomigliano molto di più a bestie feroci, che non ad esseri umani, per il loro modo violento di condurre una guerra che, invero, di “santo” ha ben poco. Perché, allora, la politica occidentale non interviene in soccorso dei Cristiani di mezzo mondo, che sono oggetto di persecuzioni sistematiche?
Forse, si è diffusa una strana ed anomala concezione laicista, finanche in Occidente, per cui la progressiva scomparsa del Cristianesimo – almeno in alcune parti del mondo – può non essere considerata, necessariamente, una notizia negativa e funesta?
Forse, prevalgono i calcoli della meschina ragion pratica, per cui si preferisce adorare ipocritamente il Sommo Pontefice, ma poi, per evitare di entrare in contrasto con la pubblica opinione del proprio Paese, si opta per il non-intervento militare, quando – invece – questo sarebbe necessario, oltreché consigliabile?
Certo è che, nei prossimi anni, continuando nel solco odierno, i Cristiani rischiano, per davvero, di scomparire dalla carta geografica di Asia ed Africa, se le autorità internazionali non si attiveranno concretamente, per garantire la libertà di culto e per mettere al sicuro le chiese ed i prelati dall’istinto omicida ed iconoclasta del nefando terrorismo di matrice sunnita. Dispiace, però, assistere ad un atteggiamento così cinico da parte delle classi dirigenti di molti Stati, che pure devono tanto al Cristianesimo: in primis, la stessa Italia, che ha l’onore di ospitare la sede del Papato, poco o nulla ha fatto perché determinati, tristi eventi non si producessero lungo le coste nord-africane, che distano poche miglia marine dalle nostre rive meridionali. Forse, finanche l’Occidente cattolico ha avuto un conato di repulsione rispetto alla propria tradizione religiosa degli ultimi due millenni? O, forse, il nostro personale politico ragiona sempre più entro una logica meramente egoistica e miope, che non gli consente di intuire che il Cristianesimo è l’ultima, vera frontiera del mondo occidentale rispetto all’invasione incipiente dell’Islàm, per cui, se questa dovesse tragicamente cadere, verrebbero meno i presupposti stessi della nostra plurimillenaria civiltà?