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    La pandemia coronavirus ha messo in ginocchio grandi Paesi, ma l’immagine dell’Italia e’ salva

    lavoro in nero

    Il Coronavirus ha interessato dapprima la Cina ed in particolare la regione di Wuhan che, gia’ da inizio del 2020 ha registrato numerosi casi; miracolosamente il virus non si e‘ espanso in tutto il gigante asiatico che conta un miliardo e 400milioni di abitanti. Le cifre ufficiali parlano di 82.249 casi accertati, di cui 3.341 deceduti e 77.738 guariti; anche se da piu’ parti si nutrono dubbi circa la autenticita’ di tali cifre. Inoltre in questi ultimi giorni si registrano circa 150 casi di nuovi contagi che fanno tremare la popolazione cinese. Di sicuro l’allarme iniziale e’stato comunicato al mondo con un paio di settimane di ritardo e cio’ dimostra una certa riluttanza da parte degli orientali con gli occhi a mandorla ad ammettere le falle del loro sistema.

    La Corea del Sud ha dichiarato 10.564 casi accertati con 7.534 guariti e soltanto 222 deceduti. Quest’ultima si vanta di aver imbroccato la tattica: cioe’ di aver tracciato i potenziali soggetti a rischio, effettuando migliaia di tamponi e di aver bloccato sul nascere il diffondersi dell’epidemia. La Corea si e’servita dei moderni sistemi informatici gia’collaudati di tracciamento tramite attivazione delle app sugli smartphone  e di un numero cospicuo di dispositivi sanitari a disposizione. Tanto che il modello coreano e’ stato preso ad esempio da piu’ parti.

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    Gli Stati Uniti attualmente  sono nel pieno espandersi dell’epidemia. I numeri sono spaventosi: 700mila i contagiati e 37mila le vittime, mentre sono 59.630 le persone guarite. Il Presidente Trump non ha predisposto un piano rigoroso di distanziamento sociale, tant’ e’ che in molti Stati le persone circolano in gran quantita’ e si parla di ripresa imminente, sia pur scaglionata, delle attivita’ produttive. Il Tycoon non ha peraltro ascoltato alla lettera i consigli dell’immunologo Anthony Fauci rintuzzandone piu’ volte gli appelli alle restrizioni sociali.

    Tra i paesi europei l’Italia ha fatto purtroppo da apripista al Coronavirus, ma le altre Nazioni, pur sulla scorta del precedente, hanno ugualmente accusato dubbi e incertezze sulle misure da intraprendere, segno che l’opportunita’ed i tempi delle stesse non erano facili da centrare. Cosi’ e’ stato per la Francia, come per la Spagna ed anche per la potente Germania. Con certezza si puo’affermare che il sistema sanitario nazionale in Italia ha retto benissimo; che la popolazione abbia strenuamente finora rispettato le restrizioni forzate, tranne prevedibili eccezioni che rientrano nella norma; che la Protezione Civile e tutte le forme di volontariato hanno risposto bene. Quindi l’immagine dell’Italia esce rafforzata, tranne che per certa politica che ha denotato irresponsabilita’non mostrando quell’unitarieta’ e compattezza che sono necessarie nei contesti critici, come quello che stiamo vivendo.

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