Dopo l’emergenza epidemiologica sarà necessario ricorrere a servizi sociali efficienti

raddoppiato numero dei poveri

L’emergenza epidemiologica da Coronavirus ha bloccato gran parte delle attività in Italia, lasciando solo quelle definite essenziali. Si impone, intanto, la riorganizzazione dei servizi sociali, spesso gestiti in collaborazione con il mondo del non profit e del Terzo settore. Per mettere ordine alla normativa, nazionale e regionale, nonché ai regolamenti che  nel tempo hanno definito la gestione dei servizi sociali, in questa fase emergenziale, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha emesso una circolare apposita,  la n.1 del 27 marzo 2020, a cura della Direzione generale per la lotta alla povertà e per la programmazione sociale. Tutto ciò nella consapevolezza  che in molti casi le singole regioni ed anche molti comuni hanno stabilito normative specifiche sul tema.

Va tenuto presente che la prima Legge per l’assistenza, la n. 328 del 2000, era intitolata “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali” ed  era finalizzata a promuovere interventi sociali, assistenziali e sociosanitari, per garantire  un aiuto concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà Una legge, già datata, che,  benché abbia  avuto una lunga gestazione, ancora oggi, in buona parte d’Italia, non ha  dato i frutti sperati dal legislatore.

In Irpinia, infatti, abbiamo avuto modo di constatare che i servizi sociali, non costituiscono un modello organizzativo invidiabile. In questo difficile momento di emergenza, per quel che mi è dato sapere, gli operatori amministrativi e sociali, di queste strutture, allo stato, ascoltano la voce del cittadino al numero  “verde” per fornire esclusivamente assistenza psicologica, e ciò accade anche ad Atripalda, non per le restrizioni da COVID-19 in atto,  avendo l’ambito territoriale A/5 fatto questa scelta  sin dall’inizio, come del resto molti altri  comuni del suo ambito territoriale . Atripalda aveva ed ancora   ricopre  il ruolo  di ” Capofila” d’ambito, ed in quanto tale conserva se non le iniziali “funzioni di coordinamento e responsabilità di gestione amministrativa e contabile del piano di zona” della prima ora, almeno  la funzione di vigilanza sul funzionamento del nuovo Ambito territoriale.

Poiché sembra che questa “ emergenza “ da COVI-19 , malgrado alcuni segni di miglioramento, non deve assolutamente indurre  a facili ottimismi, si rende necessario che i nuovi servizi sociali, recuperino tutto il tempo perduto, e di buon lena si organizzino, con le risorse e l’aiuto della tecnologia, e mettano in moto la macchina amministrativa e tecnica, per fare un balzo in avanti, in sintonia  naturalmente con i sindaci e le amministrazioni dei comuni associati dell’Ambito A/5,  con le risorse annunciate sia dal Governo centrale che da quello regionale. Al sindaco del Comune di Atripalda, Capofila dell’ambito sociale territoriale n. 5,  riteniamo di poter chiedere, anche se le responsabilità di gestione della struttura  in questione spettino  all’organismo ad hoc a suo tempo costituito, di esercitare le sue prerogative  istituzionali affinché nulla venga omesso e tralasciato, in una eventuale riorganizzazione dei servizi sociali, che si rendesse necessaria alla luce dei bisogni sociali emergenti.

E’ stata davvero una occasione persa  da parte del Comune di Atripalda  nel momento in cui l’Amministrazione ha deciso di  procedere alla istituzione di una nuova pianta organica del personale. Nel nuovo assetto organizzativo del Comune è stata cancellata la figura dell’assistente sociale e non sono stati previsti operatori sociali che oggi avrebbero dato un importante apporto per far fronte alle emergenze sociali della nostra cittadinanza. Io sono certo che tutto è rimediabile. Una volta che sarà passata questa bufera, la nostra comunità si troverà di fronte a nuovi e impellenti bisogni, cui si dovrà porre rimedio.Sin da adesso, dunque,   bisognerà cominciare a lavorare per scrivere una nuova storia per la nostra città