Home Primo Piano Infermiere di famiglia come nuova figura professionale? Ma la polemica è servita.

Infermiere di famiglia come nuova figura professionale? Ma la polemica è servita.

Potrebbe diventare una improvvisazione alquanto pericolosa

Infermiere di famiglia? L’infermiere è una delle professioni più antiche nel campo medico, insieme a diverse figure sanitarie, la sperimentazione non potrebbe ipotizzarsi come una proposta sconveniente eppure, qualcuno già storce il naso.

Già in molte regioni italiane, questa nuova figura è molto valorizzata, in Molise, Piemonte, Lombardia e Campania, secondo il segretario del Nursind, se introdotta e particolarmente valorizzata, potrebbe addirittura rappresentare la soluzione per l’intasamento dei Pronto Soccorso.

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Su questa proposta nel Nursind, non è mancata la dura replica di Andrea Bottega, il quale afferma aspramente: “La sola gestione dei non autosufficienti a domicilio in mano ai medici di medicina generale è fallimentare”. Inevitabile è stata la pronta replica dei medici di famiglia che esprimono la riluttanza verso la figura dell’infermiere di famiglia.
Quello che sta succedendo in Piemonte – spiegano i medici di famiglia – è spia di una improvvisazione alquanto pericolosa.

Sostengo, come ho sempre pensato, che l’infermiere del territorio, quando è un buon giocatore, può far parte di una squadra allenata dal medico di Medicina generale. Forse, il segretario del Nursind, preso  dall’enfasi, è andato “fuori tema”, sarebbe molto più utile, invece, il far prevalere il buon senso e capire il profondo significato della distinzione dei ruoli, netta e separata anche se si lavora in team.

Intasamento del pronto soccorso

Pronto Soccorso? Di sicuro i medici che lavoreranno in diurno nella prossima ri-modulazione dell’assistenza territoriale, svolgerebbero tale percorso meglio di chiunque altro, altro che infermiere di famiglia.

Distinguere i ruoli e garantire l’assistenza sociosanitaria con un team multi specializzato, capace di rispondere ai bisogni dell’assistito con completezza e unicità. Ognuno dovrebbe dare il proprio contributo, in misura a quanto appreso e al ruolo che si va a ricoprire. Certe sperimentazioni correrebbero il rischio di diventare pericolose per il paziente stesso, maggiori attenzione ai servizi e al miglioramento: dell’efficienza efficacia e sostenibilità sarebbe una strada auspicabile in questo caos di disservizi.