Home Editoriale La crisi della politica ed il ruolo della religione

    La crisi della politica ed il ruolo della religione

    La politica odierna ha subito, ormai da lungo tempo, uno scacco dirimente, visto che gli Italiani si identificano sempre meno nella classe dirigente, che li governa a livello nazionale e che li amministra a livello locale.
    Complice la crisi economica, il nostro popolo non solo si è allontanato dal Palazzo, che vede popolato da persone, unicamente, tese alla difesa del loro interesse particolaristico, ma soprattutto ha iniziato ad esprimere il suo dissenso in due forme alternative, entrambe pericolose: o l’astensione o, peggio ancora, l’adesione a movimenti qualunquistici, che non portano altro messaggio, se non quello dell’avversione – tout court – verso il potere preesistente.
    È chiaro che una simile dinamica, nel medio-lungo periodo di tempo, non solo deteriorerà la qualità della nostra democrazia, ma determinerà effetti a catena, che non sono prevedibili, dal momento che l’allontanamento, sempre più pronunciato, dei cittadini dai luoghi, dove si forma la volontà popolare, ineluttabilmente indurrà una svolta, anche, a livello istituzionale.
    In tale crisi della politica, a giovarsene al momento sono solamente i grandi poteri economici, che prima dovevano subire la mediazione imposta dai partiti ed, ora, invece non avendo interlocutori alla loro altezza, possono imporre al Governo di turno scelte che sono o possono apparire dettate, esclusivamente, da interessi biechi e, talora, perfino in contrasto con le norme elementari della vita democratica.
    A dire il vero, una simile tendenza non solo appartiene all’Italia, ma tutto il mondo occidentale si sta strutturando in modo verticistico, per cui centri di potere occulto, a volte, condizionano la vita sociale molto più di quanto possano farlo i movimenti democratici.
    Non è un caso se, da almeno venti anni a questa parte, grandi ed autentiche riforme tese all’ampliamento della democrazia non sono state fatte ed, anzi, gli unici cambiamenti introdotti nelle legislazioni di molti Stati sembrano andare nella direzione opposta, improntata alla limitazione di libertà individuali e di occasioni di incontro e di dibattito, autenticamente, democratico.
    Cosa succederà nei prossimi decenni?
    È inevitabile che la politica seguirà la tendenza dell’economica, per cui la progressiva concentrazione del potere economico, nelle mani di pochi e cinici gruppi o trust, coinciderà – necessariamente – con un’ulteriore chiusura degli spazi, già mortificati, di democrazia.
    D’altronde, lo Stato, per effetto della crisi finanziaria, si sta progressivamente ritirando dagli ambiti, nei quali ha agito nel corso del Novecento (sanità, istruzione, trasporti, previdenza ed assistenza), per cui solo chi avrà danaro a sua disposizione potrà, in futuro, accedere a diritti che diventeranno, sempre più, degli invisi benefici, riservati a quanti potranno vantare una posizione di vantaggio sociale.
    Pertanto, i cittadini saranno, probabilmente, sempre meno ed aumenterà, drammaticamente, invece la pletora dei “clienti”, di quanti cioè non potranno che chiedere l’elemosina di un servigio, che prima sarebbe stato loro riconosciuto come diritto e che, invece, dovranno acquisire per effetto della generosità del potente di turno.
    Frattanto, Sinistra e Destra, concetti che ci hanno appassionato, nel corso del Novecento, e che sono stati oggetto del dibattito filosofico, fin dalla fine del Settecento, non avranno più alcun senso, perché ogni parte politica sarà solo espressione di clan di potere, che si organizzano in vista di un interesse, al cui raggiungimento essi si sciolgono per agire in vista di una finalità, ancora, diversa.
    E la religione come condizionerà la vita dei cittadini in un mondo siffatto?
    Si cercherà in essa il rifugio giusto per lenire le sofferenze, da parte dei deboli, ovvero si tenterà di fare del sentimento religioso, per l’ennesima volta, l’utile instrumentum regni in favore di chi potente, già, lo è o aspira a diventarlo?
    Sui posteri ricadrà il peso di tali interrogativi, mentre molti di noi, assai faticosamente, nella prassi quotidiana cercano di costruire, nonostante tutto, un mondo assai diverso da quello così descritto, che tragicamente si preannuncerebbe.

    Rosario Pesce

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