Home Economia & Lavoro Italia, cosa cambia con la nuova legge delega sugli appalti

Italia, cosa cambia con la nuova legge delega sugli appalti

Dopo mesi di discussione, arriva finalmente a compimento l’iter burocratico per l’approvazione della legge delega di riforma del Codice degli Appalti: ecco le principali novità, a cominciare dal ruolo rafforzato dell’Anac e dalla riduzione delle Stazioni Appaltanti.

Forse non diventerà una data storica, ma comunque il 14 gennaio 2016 assume da ora una valenza particolare nel mondo degli appalti in Italia: è proprio in questo giorno, infatti, che il Senato ha dato il via libera definitivo al disegno di legge “Deleghe al Governo per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture”.

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Tradotto in parole più semplici, si tratta dell’approvazione della legge delega che individua i criteri per la Riforma del Codice degli Appalti e l’attuazione nel nostro Paese delle norme europee.

Il cuore dell’intervento. Da oggi l’Italia “ha una legge che consente trasparenza, efficacia e legalità nelle opere pubbliche”, ha commentato a caldo il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. Per capire a cosa fa riferimento, abbiamo chiesto il supporto degli esperti di Appaltitalia.it, il portale dedicato proprio a questo settore, che ci accompagnano in una panoramica veloce sulla riforma appalti, con un focus sulla legge delega, in particolare.

Controllo attivo. Il punto più innovativo della riforma è l’estensione e il rafforzamento dei poteri affidati all’Anac, l’Autorità nazionale contro la Corruzione, nel tentativo di mettere un freno a questa piaga che purtroppo condiziona fin troppo frequentemente il mondo delle gare pubbliche, diventando un ostacolo quasi insormontabile per una completa e regolare e esecuzione delle varie opere.

Con la legge delega, invece, il presidente dell’Authority avrà non solo nuovi poteri cautelari di intervento, come ad esempio la possibilità di bloccare in corsa gare irregolari, ma anche la titolarità di qualificare le stazioni appaltanti in base al grado di organizzazione e competenza, oltre che di istituire e gestite l’albo nazionale dei commissari di gara. Infine, l’Anticorruzione dovrà anche proporre le linee guida che serviranno a dare concreta attuazione al nuovo Codice, che poi saranno recepite e approvate dal Ministero delle Infrastrutture.

Basta scorciatoie. Sempre in tema di trasparenza e legalità, viene vietato il ricordo alle deroghe o alle scorciatoie normative che bypassano o semplificano le gare, ammesse solo in caso di risposta a emergenze di protezione civile determinate da calamità naturali (e, anche qui, regolati da precisi meccanismi di controllo e di pubblicità).


Spazio poi all’efficacia delle norme, fattore per il quale si è puntato innanzitutto sulla semplificazione.

Gold plating e altri criteri. Per evitare la riproposizione di un Codice come quello attuale, formato da oltre 600 articoli e sentenze varie, con la legge delega si stabilisce l’impossibilità di introdurre livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle Direttive comunitarie in materia, ovvero il cosiddetto Gold plating.

Allo stesso modo, si punta alla riduzione degli oneri documentali ed economici, per rendere più agevole l’accesso alle informazioni e alle gare: ad esempio, si potrà utilizzare il documento di gara unico europeo e sarà revisionato l’attuale sistema Avcpass per le procedure di verifica.

Novità in arrivo anche sulle stazioni appaltanti, che dalle odierne 36mila circa dovrebbero raggiungere il più agevole numero di duemila, e per un’altra importante serie di interventi, che vanno dalla sostituzione del criterio del massimo ribasso con quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa, anche nell’ambito dei servizi ad alta intensità di manodopera, alla previsione di forme di dibattito pubblico nei territori interessati da opere infrastrutturali che hanno impatto sull’ambiente, dalla valorizzazione della fase progettuale al contenimento delle varianti in corso d’opera.