Home Cultura Il Valore dell’Arte Sacra oggi.

Il Valore dell’Arte Sacra oggi.

Arte sacra

arte sacra

Il Valore dell’Arte Sacra oggi – Ogni opera d’arte scaturisce dall’intelligenza dell’uomo e si manifesta in un’unità organica composta da diversi elementi: estetico, tecnico e artistico, le opere d’arte sacra hanno un altro elemento distintivo e caratterizzante, l’elemento teologico.Tutti questi elementi regolano la composizione dell’opera d’arte sacra e aiutano ad entrare nel Mistero che rappresentano.Il desiderio di conoscenza di un mondo che sente vicino, ma che non può raggiungere ha spinto l’uomo a sprigionare dal proprio animo tutto ciò che di spirituale possiede, creando opere d’arte che esprimono profonda sensibilità religiosa.

Il fenomeno della ricerca di Dio ha suscitato nella Chiesa, particolarmente in tempi recenti, un grande interesse per gli artisti contemporanei, chiedendo di aiutare la Chiesa nella sua missione. Basti ricordare ad esempio Papa Paolo VI, nel 1964, in un’allocuzione agli artisti chiede un dialogo per una seria informazione religiosa. Il pontefice orienta il suo pensiero sui sentimenti che alimentano il dialogo tra la “creazione artistica” e l’esperienza quotidiana del Divino, il cui risultato non è “solo d’arte, ma di spiritualità”.

Particolarmente interessante risulta la Costituzione del Concilio Vaticano II Gaudium et spes (1965), che riconosce l’arte sacra e le sue istanze come risposta del bisogno di Dio della persona umana. Papa Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Duodecimum saeculum, del 1987, realizzata in occasione dell’anniversario del secondo Concilio di Nicea, sollecita l’artista ad “avere coscienza di compiere una missione al servizio della fede”, poiché non sempre gli artisti hanno questa “coscienza”. “Il linguaggio della bellezza, messo a servizio della fede, è capace di raggiungere il cuore degli uomini e di far loro conoscere dal di dentro Colui che osiamo rappresentare nelle immagini, Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo”. Papa Benedetto XVI nell’Udienza generale del 31 agosto 2011 ha affermato “Un’opera d’arte è frutto della capacità creativa dell’essere umano, che si interroga davanti alla realtà visibile, cerca di scoprire il senso profondo e di comunicarcelo attraverso il linguaggio delle forme e dei colori.

L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto.” Lungo i secoli si è cercato sempre di disciplinare gli elementi compositivi di un’opera sacra, cercando di dare in questo modo delle indicazioni agli artisti che le realizzano ed anche ad aiutare coloro che ad essa si accostano per il valore spirituale che esprime.

Già Tommaso d’Aquino affermava che le immagini di arte sacra sono “figure di cose corporee” legate allo spirituale, scrivendo nella Summa Theologiae: “che le cose spirituali vengano indicate in figura di cose corporee, affinché, almeno comprendano coloro che per rozzezza non sono capaci di comprendere le cose intelligibili in se stesse”. [Anche perché,] “il raggio della Divina Rivelazione non viene distrutto dalle figure sensibili con le quali viene velato,” [bensì] “rimane nella sua verità in modo che le menti, alle quali è fatta la Rivelazione, non debbano rimanere nell’immagine, ma siano elevate alle cose intellegibili e attraverso coloro ai quali è fatta la Rivelazione anche gli altri vengano istruiti”.

Oggi molti artisti che si accostano all’arte sacra senza tenere presente gli elementi principali che la fanno nascere: la Parola di Dio, la tradizione della Chiesa, la vita dei santi, etc.Questi artisti producono opere che non hanno l’elemento teologico spirituale, ma sono solo un’effimera raffigurazione del sacro. Come abbiamo già scritto l’opera sacra ha una particolare importanza perché con il suo fondamento teologico apre il cammino verso la conoscenza di Dio. Scopo principale di un’opera d’arte sacra è armonizzare lo spirito per realizzare un incontro con il Divino.

PUBBLICITÀ

Attraverso il manufatto d’arte sacra viene svelata la manifestazione della presenza divina, quindi, l’opera sacra “svela il Mistero, parla il linguaggio dell’Incarnazione ed esprime con gli elementi della materia Colui che si è degnato di abitare nella materia, per poter realizzare la nostra salvezza tramite la materia” secondo la bella formula di San Giovanni Damasceno. L’opera d’arte sacra, in una società spiccatamente visiva, aiuta a comprendere il messaggio che porta con sé. Non l’arte per l’arte, perché se non rimanda al suo autore e non stabilisce un rapporto con il mondo divino non si può “parlare” di arte sacra cristiana. Il manufatto d’arte cristiana è dunque considerato come un’eredità sacra, generata nel cuore della coscienza della Chiesa.

La chiesa non fa fatto una scelta di genere artistico, non ha dato indicazioni canoniche sullo stile da adoperare o sulle tecniche da utilizzare. È opportuno ricordare che il linguaggio pittorico e scultoreo è patrimonio di tutti i popoli cristiani, indipendentemente dalle divisioni nazionali, sociali e culturali, poiché la sua unità non è frutto di una cultura comune, né di regole amministrative, ma della fede comune in Cristo Gesù e nella sua Rivelazione. Ciò che caratterizza un’opera d’arte sacra dipende da una assimilazione più o meno compiuta alla Rivelazione, è opportuno ricordare che Giovanni Paolo II afferma che: “l’opera d’arte sacra deve esprimere la fede e la speranza della Chiesa”.

Il linguaggio del manufatto d’arte sacra è naturalmente soggetto a mutamenti, perché anche l’arte sacra come qualsiasi altra espressione artistica deve seguire l’uomo nella sua ricerca. È importante che il mutamento si verifichi all’interno dello stile, o più precisamente all’interno del canone artistico. Interessante è la riflessione di San Carlo Borromeo, che nella sua pubblicazione Acta Ecclesiae Mediolanensis (del 1577) descrive ciò che si deve evitare e cosa cercare nelle sacre immagini: “si deve evitare che di proposito si ritraggano fisionomie di altro uomo, sia esso vivo che defunto”, per evitare che i committenti finiscano ritratti nelle opere d’arte sacra così pure per persone comuni che non c’entra nulla con il soggetto sacro dell’opera. Un’altra questione da affrontare è il ruolo che ha l’artista nella realizzazione del manufatto d’arte sacra.

L’autore deve prendere coscienza che egli stesso è “icona di Dio” perché creato a immagine e somiglianza divina, infatti, nell’intimo della sua coscienza brilla il “seme del Logos”, in altre parole la luce divina, che cerca di illuminare le opere d’arte sacra da lui realizzate. L’artista che si dedica ai manufatti sacri deve evitare la proiezione del suo ego nell’opera d’arte sacra o liturgica. Questo tipo di arte ha delle regole per l’artista che costituiscono come “un’ascesi di liberazione”, che è anche un’ascesi di comunione, poiché tutti devono poter riconoscere le scene rappresentate in un’opera d’arte sacra.

PUBBLICITÀ