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Il tradimento tra letteratura e Social Network

Gran parte della letteratura occidentale si fonda su questa irriverente e fastidiosa parolina: tradimento. A pensarci anche solo velocemente me ne vengono in mente tanti di esempi.

Penso a Elena e Paride, capaci di scatenare una guerra immortale, la guerra per antonomasia, ma anche a Tristano e Isotta e al loro amore “privato”, alla lussuria di Paolo e Francesca e alla passione omicida di Otello per Iago e Desdemona. E poi, perché no, come dimenticare Le affinità elettive di Goethe, Madame Bovary di Flaubert, Anna Karenina di Tolstoj.

Insomma, tutta una rete intricatissima di passioni vietate, affronti alla morale e quant’altro. Si parte da lontano e si arriva fino ai giorni d’oggi. Dall’eleganza dell’epica di Omero (o chi per lui), passando per gli endecasillabi danteschi fino ad arrivare alle viscere della scrittura di Roth che fa del tradimento quasi la sua bandiera ne Il teatro di Sabbath e in Pastorale Americana.

E oggi? Come lo affrontiamo noi, oggi, il tradimento? C’è sempre stato e gli amanti, fin dall’alba dei tempi, si sono sempre inventati mille modi per vedersi. Darwin però non si smentisce mai, e sembra quasi che l’evoluzione stia addirittura portando sempre nuovi escamotage per tradire meglio. Sì, Darwin, perché chi non è abbastanza forte o furbo almeno, come al solito, s’estingue. E nella fattispecie, viene tradito.

Pensiamo agli smartphone e a tutto ciò che ne segue: Whatsapp e Facebook sono la causa del 40% dei divorzi italiani come prova dei tradimenti. Questi aggeggi infernali sembrano essere nati proprio per questo, te ne danno proprio la possibilità. Tra chat archiviate, blocchi a riconoscimento digitale o addirittura dei tratti somatici e chi più ne ha più ne metta, sembra quasi di trovarsi in un film di James Bond. Insomma, si sta perdendo la fantasia anche in questo. E che letteratura può nascere da tutto ciò? Niente più passione, neanche in negativo. I romanzi ormai si scrivono nelle chat. #Francesco Teselli