Il PD: un partito allo sbando

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Di questi tempi, il potere logora chi ce l’ha: infatti, le divisioni all’interno del Centro-Destra, ampiamente prevedibili per uno schieramento, che ha perso molti milioni di voti, nel corso degli ultimi due anni, si rispecchiano finanche all’interno del PD, che sembra invero un partito con una guida molto forte a livello romano, ma altrettanto debole nei territori, dove si andrà al voto nelle prossime settimane, per rinnovare sia i Consigli Comunali, che quelli Regionali.  Infatti, il metodo delle primarie, individuato da Veltroni per fare la selezione della classe dirigente, all’interno della principale formazione progressista italiana, si sta dimostrando ampiamente fallimentare, dato che l’esito spesso viene contestato a causa di presenze non organiche al partito, in occasione del voto, ovvero perché – non di rado – vengono premiate personalità, che però risultano trovarsi in una posizione di non candidabilità, visto il Codice etico, che il PD stesso si è dato, per cui è costretta ad intervenire la Segreteria Nazionale, che – con piglio – non può non commissariare intere Federazioni provinciali e Circoli comunali. Gli ultimi scandali, verificatisi in Campania, hanno vieppiù aggravato una condizione latente, dal momento che è evidente che, quando una forza consegue oltre il 40% dei consensi, ineluttabilmente bisogna tenere gli occhi aperti, per verificare che i curricula dei suoi esponenti politici, sovente transitati da altre formazioni, siano del tutto compatibili con le regole del buon senso, oltreché che con quelle più stringenti di natura etica, che fissa lo Statuto nazionale.  È ovvio che, da Roma, risulti difficile governare processi complessi, per cui un partito, peraltro atavicamente diviso in correnti, si espone ai venticelli funesti del trasformismo, che non solo ne inquinano l’immagine, ma soprattutto ne minano il futuro, visto che l’eccesso di scandali giudiziari potrebbe, prima o poi, determinare conseguenze nell’elettorato, che è sempre più indotto a votare per formazioni anti-sistema e qualunquistiche. È evidente che il processo di scrematura del ceto dirigente non è mai lineare, per cui le contraddizioni non mancano, finanche laddove dovrebbero, invece, essere del tutto assenti.  In particolare, sempre più in discussione è il rapporto che non solo il PD, ma tutti i partiti italiani devono avere con la pubblica opinione, soprattutto in merito alle delicate questioni di natura giudiziaria, visto che, quando gli scandali riguardano il mondo dell’impresa e delle professioni, tutti i partiti tendono ad essere giustizialisti, mentre diventano molto più generosi e clementi, quando obiettivo delle indagini dei Magistrati diventano i loro stessi rappresentanti, a cui talora si perdona molto più di quanto sarebbe ammissibile in un Paese normale, tanto più in una realtà – come la nostra – dove, purtroppo, la corruzione è un male consolidato e, difficilmente, eradicabile. Non conosciamo lo sviluppo delle vicende politiche dei prossimi mesi ed ignoriamo, al momento, in quali condizioni il Governo si potrà presentare al vaglio elettorale di maggio.  Certo è che l’immagine mediatica del PD sembra essere compromessa non solo dalle notizie di cronaca giudiziaria, provenienti da molte parti d’Italia, ma dall’incapacità – ormai consolidata – nel creare dei meccanismi virtuosi di selezione dei gruppi dirigenti, che sovente sono scelti in base alla mera capacità elettorale, prescindendo da quelle virtù, civiche e morali, che dovrebbero essere – invece – il punto di forza di un partito che ha, sempre, fatto della legalità una delle sue bandiere, sin dai tempi del contrasto con il berlusconismo imperante, che di fatto non è mai stato sconfitto nell’urna elettorale, ma è stato logorato dalle campagne di stampa, che hanno dato risalto ai guai, con la Giustizia penale, del Cavaliere.  Saprà Renzi vincere la scommessa della credibilità del ceto politico locale del suo partito?  Una personalità, come l’attuale Premier, sempre attento ad assecondare i moti della pubblica opinione, non può non avvertire il senso crescente di fastidio, che si sta alzando in molti settori della società civile contro i fenomeni di corruzione, che sembrano inarrestabili, per cui non possiamo non confidare che egli sappia fare la necessaria pulizia delle mele marce, che infestano il PD, per evitare che al partito, che guida il Paese oggi, possa capitare in sorte il medesimo destino della Democrazia Cristiana e del PSI.