Home Sociale I gruppi di auto-aiuto: risposta ai bisogni sociali

I gruppi di auto-aiuto: risposta ai bisogni sociali

 La nascita ufficiale dei gruppi di auto-mutuo-aiuto risale convenzionalmente al 1935, anno in cui viene fondato il gruppo degli alcolisti anonimi  –“Noi abbiamo ammesso la nostra impotenza di fronte all’alcool e che le nostre vite erano divenute incontrollabili”- , è il primo dei dodici passi recitato dal gruppo , (I dodici passi, www.alcolisti-anonimi.it).

Siamo negli Stati Uniti e le politiche proibizioniste regalano agli alcolisti il ruolo di “falliti sociali”, il dott .Bob ex alcolista,  incontra Bill e incoraggia  l’uomo alla speranza, l’incoraggiamento è  legato all’aiuto,  i due   reciprocamente  elaborano il programma di crescita dei “dodici passi”, un programma in cui i membri del gruppo riconoscono la loro  impotenza e si identificano con gli altri elementi del gruppo, la reciprocità, la condivisione, sono gli ingredienti alla base del loro  lavoro. L’aspetto maggiormente evidente  in un gruppo di auto-aiuto,  è la “conoscenza esperienziale” ovvero una conoscenza vissuta in prima persona e poi condivisa, che consente di superare una posizione di passività del soggetto, la possibilità che ogni membro ha di diventare fruitore e fornitore di aiuto , di superare l’inerzia e la sofferenza rispetto ad un problema, dunque attuare anche un percorso terapeutico.  Oggi  delineare  questi esempi significa riconoscerne l’utilità,  quelli che nascono sono prevalentemente voluti dagli operatori di servizi pubblici e terzo settore operanti nel sociale e tali esperienze altro non sono che una metodologia d’intervento sociale, l’esigenza è sempre più legata all’inadeguatezza o carenza di risposte dei sistemi politici e  socio-sanitari, per cui rappresentano in realtà anche una forma di denuncia , di rottura ed allontanamento rispetto all’assenza e al cattivo funzionamento dei servizi  dedicati alle persone e al disagio individuale  o familiare.

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L’attivazione di un gruppo di auto-aiuto

Affinchè  avvenga l’orientamento e l’attivazione  di un gruppo è necessario per  chiunque  riconoscersi in una  causa, creare da una esperienza personale un percorso condiviso, decidere di lottare per una ragione che normalmente opprime  e rendere finalmente  possibile il passaggio da un’impotenza appresa ad una condizione di speranza acquisita. Dal punto di vista pratico si costituiscono grazie a dei facilitatori e moderatori che quasi sempre hanno vissuto in prima persona quel disagio o quell’esperienza , molto spesso però si lasciano entrare anche degli operatori professionisti che possano guidare e giudicare la qualità del gruppo e le sue intenzioni.

Una volta stabilita questa sorta di “dichiarazione d’intenti”, il gruppo sceglie  il luogo in cui incontrarsi ed è pronto per avviare i colloqui interattivi, in Italia ogni anno ne nascono nuovi, -dipendenze, disturbi alimentari, separazioni -sono solo alcuni esempi degli argomenti che possono aggregare.

Le associazioni territoriali lavorano costantemente in questa ottica, provando a costituire anche dei protocolli con le istituzioni, creando rete, considerando tali percorsi delle vere e proprie terapie sostituibili a tante altre. Le esperienze si self help che le associazioni possono avviare e sostenere riguardano: alcolismo, dipendenza da gioco, disturbi alimentari ,  identità di genere, disagio psichico e salute mentale, famiglia(separazioni, lutti,etc).

Possiamo sintetizzare affermando che i gruppi si auto-aiuto sono una vera e propria risposta ai bisogni sociali perché forniscono un sostegno emotivo, incoraggiano ad affrontare un problema, facilitano l’incontro con persone che si trovano nella stessa condizione, insegnano ad attuare ed imparare il modello d’ascolto della persona, favoriscono amicizie e attività sociali. Auspichiamo allora che il 2015 sia davvero l’anno dedicato all’auto-aiuto e rendiamo possibile la promozione di tali esperienze.