Home Economia & Lavoro Gli Italiani non amano la cultura. Cresce la passione per il web

    Gli Italiani non amano la cultura. Cresce la passione per il web

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    Nel 2015 le famiglie italiane hanno destinato a consumi culturali e ricreativi il 6,7% della loro spesa, un valore decisamente inferiore alla media Ue28 (8,5%) e superiore solo a quelli di Lussemburgo, Cipro, Irlanda, Portogallo, Romania e Grecia. Nel 2016 diminuiscono sia la quota di persone che leggono quotidiani (43,9%, dal massimo di 58,3% del 2006 e da 47,1% del 2015) sia quella di chi legge libri (40,5%, dal 42,0% del 2015).

    La lettura rimane prerogativa soprattutto dei giovani e delle donne. A livello territoriale tutte le regioni del Mezzogiorno presentano valori inferiori al dato nazionale a eccezione della Sardegna. Si conferma in aumento l’utilizzo del web per la lettura di notizie, giornali o riviste; tra i giovani di 20-24 anni il 53,9% va su Internet a questo scopo. Su scala europea l’Italia occupa però l’ultima posizione insieme alla Romania.

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    Nel 2016 l’8,4% della popolazione di 6 anni e più legge online e scarica dal web libri, quota che sale a poco meno del 20% tra i giovani di 18-24 anni. Questa forma di fruizione culturale è più diffusa nel Nordovest. Il Mezzogiorno è l’unica ripartizione dove si registra una diminuzione rispetto al 2015. Continua a crescere la partecipazione culturale. Nel 2016 sono aumentate le persone che vanno al cinema (oltre il 50% della popolazione) e a concerti di musica diversa da quella classica. La fruizione di spettacoli o intrattenimenti fuori casa è più diffusa tra gli 11-24enni.

    A livello territoriale il divario tra CentroNord e Mezzogiorno è molto rilevante nel caso di visite a musei e monumenti mentre si attenua per la partecipazione a spettacoli sportivi e cinematografici. La propensione alla pratica sportiva è in crescita nel 2016, ma riguarda ancora poco più di un terzo della popolazione (più gli uomini che le donne); circa un quarto dei praticanti vi si dedica in modo continuativo. La quota più elevata di sedentari si riscontra nel Mezzogiorno (25,7%).

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