Giornata mondiale contro la pena di morte

« La morte di un cittadino non può credersi necessaria, che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza, che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di un cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi. » Cesare Beccaria
Editoriale:   La Pena di Morte, chiamata anche pena capitale è l’uccisione di un individuo ordinata da un’autorità a titolo di sanzione penale. Non è prevista in tutti gli stati del mondo, infatti ci sono paesi dove è prevista per reati considerati gravi dall’ordinamento giuridico, come omicidio e alto tradimento; altri, invece, dove ritengono possibile la pena capitale anche per l’esecuzione di altri crimini violenti, come la rapina o lo stupro, o legati al traffico di droga; in alcuni paesi è prevista perfino per reati di opinione come l’apostasia e per orientamenti e comportamenti sessuali come l’omosessualità o l’incesto. Il primo stato al mondo ad abolire legalmente la pena di morte fu il Granducato di Toscana il 30 novembre 1786 con l’emanazione del nuovo codice penale toscano (Riforma criminale toscana o Leopoldina, preparata dal giurista Pompeo Neri alcuni anni prima) firmato dal granduca Pietro Leopoldo (divenuto poi Leopoldo II del Sacro Romano Impero), influenzato dalle idee di pensatori come Cesare Beccaria; l’Italia è stata tra le prime nazioni ad abolire la pena di morte. Purtroppo ancora oggi la pena capitale viene praticata in  ventidue paesi del mondo,si uccide per punire. Si contano 607 esecuzioni solo nel 2014. Un calo del 22% rispetto al 2013.  Secondo i dati di Amnesty International, la maggior parte si sono verificate in Iran, Arabia Saudita, Iraq e Usa. Domani si celebra la giornata mondiale contro la pena di morte. Una condanna menzionata nella legislazione di 58 paesi.Lo scorso anno sono state condannate a morte circa 2400 persone. Un aumento del 28% rispetto al 2013. Hanno contribuito all’ascesa soprattutto le sentenze emesse dai tribunali egiziani e nigeriani, che hanno inflitto condanne di massa contro decine di persone. Non ci sono dati riguardanti la Cina. Sono coperti dal segreto di stato. Nel 2014 il numero delle esecuzioni è rimasto lo stesso rispetto al 2013 ma sono cambiati i paesi ne hanno fruito. L’anno scorso Bangladesh, Botswana, Indonesia, India, Kuwait, Nigeria e Sudan del Sud non hanno applicato nessuna pena capitale. Non è stato lo stesso per: Bielorussia, Egitto, Guinea Equatoriale, Giordania, Pakistan, Singapore ed Emirati Arabi Uniti. Tra il 2014 e il 2013 il numero di esecuzioni è sceso del 22%. Nell’Africa subsahariana si è verificato un calo del 28%. In Asia e nell’Africa del Nord la diminuzione è del 23%: da 638 nel 2013 a 491 nel 2014. In America, gli Usa continuano ad essere l’unico paese che esegue condanne capitali, ma il numero di esecuzioni è leggermente diminuito: da 39 nel 2013 a 35 nel 2014. Lo scorso dicembre l’Assemblea Onu ha adottato la sua quinta risoluzione dal 2007 per invitare gli Stati a stabilire una moratoria sulle esecuzioni, in vista dell’abolizione della pratica. I favorevoli sono sei in più: da 111 nel 2012 a 117 nel 2014.
Il dato che preoccupa di più sono le misure adottate da questi stati in nome della scicurezza pupplica interna : Cina, Pakistan, Iran e Iraq hanno eseguito condanne a morte per reati di “terrorismo”.Il Pakistan ha ripreso le esecuzioni dopo l’orribile attacco dei talebani contro una scuola di Peshawar. A dicembre sono state messe a morte sette persone e il governo ha annunciato centinaia di esecuzioni per reati di “terrorismo”. Nei primi mesi del 2015 è stato registrato un alto livello di esecuzioni. In Cina, il governo ha usato la pena di morte come strumento punitivo nella campagna denominata “Colpire duro”, lanciata contro la rivolta della Regione autonoma uigura dello Xinjiang. Durante l’anno, sono state messe a morte almeno 21 persone per tre distinti attentati, mentre tre persone sono state condannate a morte in un processo pubblico di massa tenutosi in uno stadio, di fronte a migliaia di spettatori. In altri paesi, come Arabia Saudita, Corea del Nord e Iran, i governi hanno continuato a usare la pena di morte come strumento per sopprimere il dissenso politico. Altri paesi hanno fatto ricorso alla pena di morte nel futile tentativo di abbattere i livelli di criminalità. A dicembre la Giordania ha posto fine a una moratoria che durava da otto anni mettendo a morte 11 condannati per omicidio nel dichiarato intento di porre fine a un’ondata di criminalità. Il governo dell’Indonesia ha annunciato l’intenzione di procedere alle esecuzioni, soprattutto nei confronti di trafficanti di droga, per porre fine a una “emergenza nazionale” relativa alla salute pubblica: intenzione portata a termine nel 2015.
L’Amnesty International denuncia l’allarmante aumento delle condanne a morte infatti rispetto al 2013 il numero delle condanne a morte registrate nel 2014 è aumentato drasticamente: almeno 2466 rispetto a 1925. L’aumento di oltre un quarto delle condanne a morte è stato causato essenzialmente dagli sviluppi in Egitto e Nigeria, dove centinaia di persone sono state condannate alla pena capitale.In Nigeria, nel 2014 sono state emesse 659 condanne a morte, con un aumento di oltre 500 rispetto alle 141 del 2013. In una serie di processi, i tribunali militari hanno condannato a morte una settantina di soldati per ammutinamento, nel contesto del confitto interno contro Boko haram.In Egitto, le condanne a morte inflitte nel 2014 sono state almeno 509, 400 in più rispetto al 2013. In due processi di massa, celebrati attraverso procedure inique, sono state emesse 37 condanne a morte ad aprile e 183 a giugno.  Tra i metodi usati : Decapitazione, impiccagione, iniezione letale e fucilazione sono stati i metodi d’esecuzione impiegati nel 2014. Esecuzioni pubbliche hanno avuto luogo in Arabia Saudita e Iran. Prigionieri sono stati messi a morte per tutta una serie di reati non di sangue, come quelli economici o quelli legati alla droga e le rapine, ma anche per atti che non dovrebbero essere neanche considerati reati, come “adulterio”, “blasfemia” e “stregoneria”. In molti paesi sono state usate vaghe definizioni di “reati” politici per mettere a morte reali o presunti dissidenti. OGGI LA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE, un approdondimento per meditare e riflettere!
Immaginate di essere imprigionati, in attesa di essere impiccati.Di sentire continuamente il rumore del ferro battuto dagli operai che preparano il patibolo destinato a voi.