Il Garante dei Detenuti Ciambriello: “Nessuna rivolta nel carcere di Benevento e ad Airola, ma una protesta per le restrizioni anti Covid”

Altra estate senza acqua nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Tra disagi e indifferenza amministrativa

In questi giorni le Organizzazioni Sindacali che rappresentano gli agenti di polizia penitenziaria degli Istituti di Benevento e di Airola hanno fatto pervenire alla stampa notizie riguardanti “rivolte” e “proteste” che in questi giorni hanno movimentano la vita e il lavoro in questi luoghi. Le informazioni in mio possesso, confermate anche dai rappresentanti dell’Amministrazione Penitenziaria rivelano che: nel caso di Benevento alcuni disordini si sono verificati con due detenuti che rifiutavano l’isolamento. Per quanto riguarda invece i ristretti nell’Istituto penitenziario minorile di Airola il tema delle proteste risulta riguardare le misure di protezione e distanziamento durante i colloqui, e non come dichiarato dalla mancanza di una gestione stabile dell’Istituto.

Si tratta dunque di fenomeni circoscritti e circostanziati che pur dimostrando un disagio e un allarme da non sottovalutare, non sembrano assumere le dimensioni totalizzanti che emerge dai comunicati. Da sempre, infatti mi batto affinché sia implementato il numero del personale di polizia penitenziaria che svolge un ruolo cruciale nelle più svariate attività della vita intramuraria. Tuttavia, questo momento critico risulta gravato dal grande numero di coloro che per diverse motivazioni, tra cui il principale risulta essere la malattia, non si recano a lavoro, sovraccaricando ulteriormente un sistema già stressato.

Fenomeno, quello delle assenze giustificate, che anche a causa dell’emergenza Covid, ha registrato un notevole incremento nell’appena trascorso periodo estivo. Come sempre il mio invito è quello di andare più a fondo nella lettura dei fenomeni che caratterizzano il pianeta carcere; il senso di abbandono che gli agenti denunciano deve sicuramente ottenere risposta dalle istituzioni, evitando ogni strumentalizzazione tesa a far valere le ragioni degli uni piuttosto che degli altri.
Non bisogna dimenticare che il carcere è un sistema a più variabile che in quanto tale necessita di equilibrio tra le diverse domande che lo popolano.

A questo proposito colgo l’occasione per rilanciare la necessita di progettare interventi di supporto a favore degli operatori penitenziari che più volte hanno lamentato le difficoltà in cui versano quotidianamente nel loro delicato compito di garanzia della sicurezza e dei principi che sovraintendono il trattamento delle persone ristrette. Nella giornata di oggi ho dichiarato al Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria l’avvio di un’iniziativa volta a prevenire il burn-out, promossa dal mio ufficio e finanziata dalla Regione Campania.