Home Attualità Divorzio e separazione consensuale durante il Coronavirus: niente udienze, solo email

    Divorzio e separazione consensuale durante il Coronavirus: niente udienze, solo email

    Divorzio e separazione consensuale durante il Coronavirus: niente udienze, solo email

    Anche il divorzio al tempo del Coronavirus deve necessariamente adeguarsi. Tempi della procedura di separazione accorciati ed esito delle sentenze via email. Queste saranno le novità in arrivo nelle prossime settimane. Insomma il Covid-19 ha stravolto l’intero pianeta, e visto che lui difficilmente si adeguerà alle nostre esigenze (almeno fino all’arrivo del vaccino), nel frattempo dovremo essere noi ad adeguarci alle sue regole, quantomeno per non finire in un perenne stato di quarantena fisica e mentale.

    Ai tempi del Coronavirus diverse sono state le iniziative messe in atto da privati e P.A. per aiutare in maniera semplice e flessibile i cittadini a compiere operazioni online, altrimenti fattibili solo negli uffici. Lo Smart Working ad esempio è stata una delle iniziative più diffuse, riuscite ed apprezzate, sia esso in ambito lavorativo che scolastico. Anche i servizi offerti dalla Pubblica Amministrazione, per quanto ancora non al passo con gli altri paesi U.E, hanno offerto una grossa mano, grazie al quale il cittadino ha potuto effettuare pratiche ed operazioni online, evitando così lunghe code negli uffici. Allo stesso modo Le App di Home Banking, grazie alle quali abbiamo utilizzato i servizi online per effettuare ogni tipo di operazione in entrata e in uscita, ad esempio pagamenti di bollette, rate o mutui.

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    Coronavirus: Arriva il Divorzio e la separazione consensuale via email. Addio burocrazia.

    Per quanto riguarda i casi di separazione o divorzio, almeno in Italia non ci siamo mai spinti tanto oltre. Da anni in realtà si dibatte sull’abbreviazione dei tempi, ad oggi decisamente troppo lunghi. Non tanto per la separazione o il divorzio non consensuale o comunque tra coniugi in disaccordo, quanto piuttosto per le separazioni consensuali e i divorzi congiunti, bloccati per mesi e magari anche anni a causa di procedure burocratiche non sempre necessarie. Il divorzio congiunto, così come la separazione consensuale sono procedure nelle quali entrambe i coniugi hanno già trovato un accordo sulle condizioni di separazione (Alimenti, mantenimento, assegnazione casa, visita dei figli), pertanto sarebbe sufficiente protocollare la separazione o il divorzio per concludere la pratica. Tuttavia in Italia amiamo complicarci la vita e troppo spesso la burocrazia ci mette lo zampino ed i tempi si allungano inevitabilmente.

    Vista l’emergenza, in tali casi, alcuni tribunali hanno adottato una nuova modalità: i difensori, «a causa dell’emergenza epidemiologica e delle sottese esigenze di tutela della salute, che impongono, tra le altre cose, il rispetto del distanziamento sociale», possono «convenire sulla scelta della cosiddetta trattazione scritta, facendo pervenire al Presidente in via telematica, almeno due giorni prima della cosiddetta udienza virtuale, una dichiarazione sottoscritta dalle parti». In essa sostanzialmente si afferma che moglie e marito siano a conoscenza delle norme che prevedono la partecipazione fisica all’udienza, a cui gli stessi hanno rinunciato volontariamente e liberamente, scegliendo di accettare in via definitiva le condizioni già stabilite, senza nessun ripensamento da parte di entrambe le parti.

    Dopo aver effettuato questi passaggi, viene calendarizzata l’udienza “telematica”, necessaria soltanto per prendere atto delle attività svolte e procedere all’adozione dei relativi provvedimenti nel giro di pochi giorni. Grazie a tale manifestazione di volontà, sia separati che divorziati raggiungono il loro “scopo”, previa trasmissione telematica dell’atto al pubblico ministero. Dato il successo riscosso, non è da escludere che questo “esperimento” possa diventare definitivo una volta conclusa l’emergenza. Tuttavia, tale procedura è stata adottata dalla maggioranza dei tribunali, ma non dalla totalità. Ad esempio, il tribunale di Milano si sta rivelando restio a riguardo, in quanto i giudici ritengono importante conservare la formula dell’udienza faccia a faccia, poiché quella virtuale supera i riti di legge previsti.

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