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Disturbi psicosomatici, Bulimia, cibo e affetto binomio distorto

Salute – Disturbi psicosomatici, Bulimia, cibo e affetto binomio distorto. I disturbi psicosomatici quando si verificano hanno una vasta e complessa influenza sull’apparato gastrointestinale e sulla mente.

Squilibro tra cibo e affetto

La prima tensione emotiva percepita dal bambino è la fame: essa si placa con l’assunzione del cibo ed è seguita dal soddisfacente senso di sazietà, intimamente connesso con la sensazione di sentirsi sicuro, protetto e amato. Il linguaggio simbolico dell’alimentazione permette quindi una identificazione tra cibo e affetto. La modalità orale, che è la prima a costituirsi nel bambino come modalità di relazione con il proprio corpo e con il mondo esterno, si va costruendo sopra l’apparato gastroenterico. Esempi patologici del simbolismo del cibo sono il vomito psicogeno come “rifiuto della realtà sgradita”.

La bulimia, fame d’amore

La bulimia è caratterizzata da iperalimentazione dovuta a una vasta situazione di origine endocrina che sono fortemente influenzate da situazioni stressanti. Si mangia per colmare un vuoto affettivo, il cibo assume il valore di protezione e indipendenza, assume il valore simbolico di un sostituto materno.

Se non si è certi di poter avere quell’affetto che manca, non si può avere niente. Affamarsi da soli, farsi male con i mezzi propri, sembra essere l’unica per non sperimentare più la frustrazione e il tradimento.La causa del fallimento dei rapporti infelici, sono molte volte fraintesi, parole non dette, malintesi vari. Comunicazioni sostituite da gesti che non hanno a che fare con la verbalizzazione dei sentimenti che vivono dentro noi.

Un infanzia negata dall’indifferenza dell’adulto, che non ha saputo contenere i pensieri del bambino. L’impazienza, la distrazione l’umiliazione. Un bambino che rinuncia a chiedere,che prova a non pesare sull’altro. Un bambino non rispettato difficilmente potrà rispettarsi. Il bulimico qualora riceve amore non riesce a tenerlo dentro di sé.

 Si cerca l’attenzione dell’altro rispondendo e soddisfacendo le sue esigenze, illudendoci di essere amati, mentre siamo solo strumento nelle sue mani. La sofferenza bulimica è un comportamento contraddittorio, destabilizzante, è il voler essere senza esserci, annullarsi per essere viste non fuori ma dentro di sé senza mai riuscirci.

Parlare di se, sconvolge il proprio ordine, le ansie si fanno risentire con più intensità generandole delle nuove, la difficoltà di affrontare il vuoto del mondo interiore, perchè l’unica cosa che si ricerca è tenere le emozioni lontane.

La guarigione?

Un lungo percorso di analisi, di memoria di movimenti, il tempo diluisce le aspettative con nuove scoperte di se stessi, una scatola cinese.