Tech e informatica – Una recente ricerca sui dati nel web sul diritto alla privacy, di Ranking Digital Rights (RDR), un progetto del think thank progressista New America con base a Washington D.C., ha rilasciato la versione 2015 del suo indice di “corporate accountability” riguardante dieci delle principali corporazioni attive online: Microsoft, Google, Yahoo, Facebook, Vodafone, AT&T, Etisalat, Axiata e Orange,per valutare il loro comportamento nei confronti degli utenti, a questi grandi colossi web è sato chiesto di illustrare le pratiche seguite per la difesa della privacy degli utenti, il modo e il tempo in cui vengono raccolti e conservati i loro dati, la pubblicazione (prima di tutto agli utenti interessati) delle richieste di accesso da parte di governi e aziende esterne, la tutela della libertà di espressione, l’impegno al rispetto dei diritti umani. Dall’analisi è stato dimostrato come non ci sia alcun vincitore, nella difesa della privacy e dei diritti digitali degli utenti di rete, anche se a parziale scusante delle aziende viene citato l’obbligo di rispettare regolamentazioni e leggi locali che entrano in conflitto con la trasparenza il diritto alla privacy di cui sopra. L’unica buona notizia che emerge sulla gestione dei dati delle aziende coinvolte, è l’affermazione della trasparenza come “standard” di mercato e l’impegno di sette su dieci soggetti a migliorare la situazione. La speranza, dice RDR, “è che l’indice serva come base di partenza per una discussione proficua per le aziende ma soprattutto per gli utenti e i loro diritti online.”
Diritto alla privacy nel web, nessuno difende gli utenti
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