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Dietro al fallimento delle banche c’è il blando controllo di Consob e Bankitalia

Bankitalia e Consob e il controllo? Il recente fallimento delle quattro banche non e’ avvenuto come fulmine  a ciel sereno. Le nubi minacciose si erano addensate già diversi anni prima ma sia la Consob, Istituto che vigila sui movimenti di società e Borsa, che la Banca d’Italia, organo di vigilanza per eccellenza, erano riuscite a vedere il sereno nei cieli dell’universo bancario.

La Banca Marche, in difficolta’ nel 2012, aveva lanciato un aumento di capitale per racimolare 180 milioni di euro tra i suoi 40mila azionisti. Ma nonostante i rilievi della Vigilanza nel rapporto del 2010 i vertici della banca hanno “dimenticato”di inserire il prospetto informativo sui rischi che risparmiatori correvano sottoscrivendo quegli investimenti. Nell’ottobre 2015, quando la banca e’ divenuta insostenibile, i risparmiatori hanno perso cio’ che avevano investito e gli amministratori dell’Istituto di credito si sono beccati solo un’ammenda di poche decine di migliaia di euro da parte della Consob.

La Banca di Ferrara (Carife) ha storia analoga: in difficoltà già dal 2009 aveva  messo a bilancio oltre 400 milioni di prestiti a rischio, di difficile riscossione.Nel 2011 l’Istituto varava un aumento di capitale di 150 milioni cui partecipavano 30mila piccoli azionisti e 5mila risparmiatori venivano invitati per la prima volta a comprare titoli. Nessuno li aveva avvertiti del reale rischio di quell’investimento che si rivelera’ disastroso. Difatti nel 2013 la Banca di Ferrara veniva commissariata e i titoli comprati a 21 euro azzeravano il loro valore e con il provvedimento  governativo dello scorso 22 novembre i risparmiatori hanno perso tutto.

Storia simile per la Banca dell’Etruria che nell’estate del 2013 riusci’ a piazzare tra i 60mila soci nuove azioni per 100 milioni di euro, senza sottoporre loro un valido prospetto informativo. Dopo varie tardive ispezioni la Vigilanza nel febbraio 2015 attivo’ il commissariamento per Banca Etruria. Prima e’ stata tentata un’altra soluzione, caldeggiata da Bankitalia, quella della fusione con la Popolare di Vicenza, manovra misteriosa, poiche’ anche quest’istituto non navigava in buone acque.Della fusione non se ne fece nulla perche’ i vertici della Banca Etruria non intravedendo vantaggi da tale connubio e andando incontro a sicuro spostamento della sede direzionale e quindi a perdita di potere, non accettarono il suggerimento del titolato Istituto di Vigilanza. Ma l’epilogo di Banca Etruria era segnato e nonostante l’avvicendamento ai vertici, tra cui anche la nomina a vicepresidente di Pierluigi Boschi, padre del ministro Maria Elena, non riuisci’ ad evitare dapprima il commissariamento e poi il fallimento con secca perdita da parte degli azionisti.

Il salvataggio delle quattro banche con decreto del Governo e’ storia recentissima, che ha scatenato un putiferio di critiche da parte delle opposizioni e sconcerto nell’opinione pubblica. Sta di fatto che gli organi di vigilanza, siano essi la prestigiosa Banca d’Italia che la Consob, non hanno dato prova di efficienza e prontezza nei controlli rivelatisi tardivi quanto inefficaci. Ed inoltre i due Istituti, che dovrebbero viaggiare in sinergia, hanno peccato di scarsa intesa e carenza di comunicazione. Cio’ sarebbe tanto piu’ grave se il mancato dialogo fosse dovuto  a gelosie di mestiere o presunzione di superiorita’. In tal caso i manager di codesti istituti sarebbero davvero dei piccoli uomini, ahime’, con  grandi stipendi!

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