Home Politica Di Maio, Di Battista e i giornalisti nel mirino

Di Maio, Di Battista e i giornalisti nel mirino

Dopo la sentenza di assoluzione della Sindaca di Roma Virginia Raggi dall’accusa di falso ideologico i leader pentastellati si sono scagliati contro i giornalisti, rei di aver montato un caso che di fatto non esisteva. “P…ane, pennivendoli, sleali” questi gli epiteti rivolti ai giornalisti, in particolar modo di Repubblica e L’Espresso.

A parte il fatto che il gruppo editoriale teste’ citato si e’ prodigato a suo tempo per far luce sul personaggio Marra ed ha contribuito a far chiarezza sulla vicenda della sua nomina; bisogna riconoscere che lo stesso gruppo editoriale con un servizio d’inchiesta capillare ha indagato sul filone di Mafia Capitale che, come sappiamo, si e’ rilevata tutt’altro che un bluff, venendo catalogata dai magistrati come associazione a delinquere di stampo mafioso.

Quindi quegli stessi giornalisti dell’Espresso, accusati dai leader dei Cinquestelle, sono stati preziosi e determinanti nello scoprire un filone che stava degradando Roma ed il suo interland ad una centrale del malaffare. Giá qualche tempo fa Di Maio aveva manifestato la volonta’ di proporre l’eliminazione dei finanziamenti pubblici e l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti, ritenendolo organo poco utile. Constatiamo inoltre che il ministro napoletano preferisce comunicare al pubblico le sue idee tramite tweet, cui ricorre spesso, anche piu’ volte al giorno.

Con le riprese da smartphone egli declama le sue iniziative con molta enfasi ed in tutta liberta’, cioe’ senza il contraddittorio di un uditore che possa ribattere alle sue affermazioni. Con questo modo di fare, che i pentastellati definiscono di democrazia diretta, usano le scorciatoie per arrivare immediatamente agli ascoltatori, potenziali elettori; certamente efficace il metodo ma, in assenza di domande mirate Di Maio “se la canta e se la suona” come vuole, che non e’ il massimo della dialettica democratica.

Riguardo ai giornalisti, siamo d’accordo con il ministro pentastellato che ve possano essere di asserviti o scarsamente professionali, ma mettere al bando l’intera categoria ci pare un’esternazione non degna di un personaggio istituzionale che peraltro occupa ministeri strategici ed un ruolo di rilievo nella presente consiliatura. Ancor piu’ feroci gli attacchi alla stampa da parte del Di Battista che declama da oltreoceano.

I giornalisti non stanno vivendo un buon periodo, per l’abbassamento degli stipendi, dovuto al netto calo di vendite alle edicole.Ed i ribassi non toccano tanto i professionisti affermati quanto i precari, che non avendo un contratto definito, devono arrangiarsi con tariffe da fame che li costringono ad un lavoro affannoso per pochi euro. Come e’ emerso dall’inchiesta di Report alcuni precari vengono indennizzati con otto euro a pezzo. Evvero che la cultura non paga, secondo un vecchio adagio, ma ora si e’ toccato il fondo! Per non parlare dei rischi cui va incontro il giornalista: se tratta temi scabrosi, quali camorra e mala, incorre in minacce fisiche oltre che giudiziarie; e la cronaca registra casi sempre piu’ numerosi.

Difatti se la notizia divulgata viene considerata lesiva dell’onorabilita’ di un soggetto, il cronista e’ passibile di denuncia, risulta vulnerabile ed e’ costretto a difendersi per non incappare in condanne penali o pesanti sanzioni pecuniarie.

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