Home Salute Cinque morti per parto in pochi giorni: l’allarme del ministro Lorenzin

Cinque morti per parto in pochi giorni: l’allarme del ministro Lorenzin

E’ il quinto caso in quest’ultima settimana. Cinque giovani donne italiane decedute per complicanze della gravidanza o del parto. Così un problema apparentemente lontano dal nostro Paese bussa con veemenza alla nostra porta, lasciando attoniti e senza parole non solo i parenti di queste donne che hanno lasciato la loro vita in sala parto ma anche gli stessi medici e tutti gli esperti del settore.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sarebbero circa 830 le donne che ogni giorno perdono drammaticamente la vita per circostanze correlate alla gravidanza o al parto, il più delle volte prevenibili. Come è facilmente intuibile i tassi più alti di mortalità si registrano nei Paesi in via di sviluppo, coinvolti in conflitti o profondamente segnati da epidemie e disastri ambientali. L’Italia, invece, vanta una posizione di tutto rispetto nella classifica mondiale dei Paesi più attenti a tutelare il percorso nascita. Le percentuali italiane dimostrano come il nostro Paese abbia saputo adottare delle strategie di prevenzione e di attenzione volte a ridurre l’incidenza di questi eventi che finiscono per trasformare in tragedia l’evento più gioioso della vita di una donna. Eppure negli ultimi giorni qualcosa non è andato per il giusto verso. Le storie tristi di queste cinque mamme scuotono le nostre sensibilità, entrano nelle nostre case insieme a tanti interrogativi e a una certa dose di timore e preoccupazione. Come può il fiorire della vita trasformarsi nell’ultimo atto della vita stessa? Come può la gioia dell’attesa mutarsi in disperazione e nel rovinoso silenzio della morte?

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Giovanna Lazzari, trentenne di Brescia, madre già di due bambini, era quasi al termine della sua terza gravidanza. Era all’ottavo mese. Si è recata al pronto soccorso ginecologico degli Spedali Civili per un rialzo febbrile e un episodio di gastroenterite. Tutto sembrava sotto controllo fin quando l’indomani mattina Giovanna è morta. Ma la situazione era stata monitorata costantemente per tutta la notte e il tracciato elettrocardiografico fetale “perfetto”. Dopo aver praticato un taglio cesareo urgente, per la morte del bambino, si è tentato almeno di salvare la vita della madre. Ogni tentativo è stato vano. Un’infezione, sostengono i medici, complicata da coagulazione intravascolare disseminata sarebbe stata la causa del decesso. Potrebbe rientrare nelle pur basse percentuali di mortalità italiane se non si trattasse del quinto caso nell’ultima settimana e senza le lamentale del marito che accusa un certo atteggiamento di superficialità da parte dei medici che avrebbero così “trascurato” la donna.  Prima di lei Anna Massignan, deceduta presso l’ospedale di San Bonifacio, in provincia di Verona e Angela Nesta, morta per arresto cardiocircolatorio in sala parto all’Ospedale Sant’Anna di Torino, considerato uno dei centri di avanguardia per le metodologie adottate a tutela della vita nascente e della salute delle madri. Il pm Raffaele Guariniello, della procura di Torino, ha aperto un’inchiesta. Altri due casi erano stati registrati  lo scorso 29 dicembre. Al’ospedale di Bassano del Grappa si spegneva Marta Lazzarin, blogger di 35 anni, giunta in pronto soccorso con dolori addominali e febbre. Il feto era morto forse già da un paio di giorni per una perforazione del sacco amniotico. Quello stesso 29 dicembre un caso analogo si verificava a Foggia, dove una giovanissima ragazza di 23 anni, incinta di nove mesi di una bambina, si è spenta per cause che rimangono ignote.

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Forse soltanto una fatalità? Forse una assurda coincidenza, una infelice catena di eventi che non può e non deve giustificare l’allarmismo e l’apprensione che rapidamente si sono creati intorno a queste notizie. Ma non si può lasciar passare il tutto in sordina, come se l’Italia si fosse improvvisamente trasformata in un Paese ad altissima mortalità, uno di quelli in preda alle guerre, alle epidemie e alle catastrofi ambientali. Ci sono stati errori evitabili nelle procedure ospedaliere eseguite? Sono stati dei difetti organizzativi a contribuire a questi drammi? Per appurarlo, una task force istituita presso il Ministero della Salute e composta dai dirigenti del Ministero e dell’Agenas, dai Carabinieri dei Nas e dal rappresentante delle Regioni, si recherà negli ospedali coinvolti. Tali autorità dovranno, dunque, accertare se vi siano delle responsabilità del personale e se siano state rispettate tutte le procedure previste a garanzia della qualità e sicurezza delle cure.

Viviamo un tempo di insicurezza e di sfiducia, un tempo in cui le controversie medico-legali sono sempre più all’ordine del giorno, un tempo in cui casi di malasanità, ahinoi, si sentono troppo frequentemente. Troppi si affidano in maniera acritica alle linee guida, spesso rigide e poco adattabili alle singole circostanze. Occorrono delle misure che sappiano conciliare l’esigenza di una standardizzazione degli interventi medico-sanitari con la personalizzazione delle cure. Occorre spostare l’attenzione sul paziente, che nella sua individualità, nella sua unicità, pone dei quesiti che non sono semplicisticamente riassumibili in massime o schemi da assumere passivamente. Con ogni probabilità saranno escluse responsabilità degli operatori sanitari e queste tristi vicende archiviate presto come infelici coincidenze. Certo, non c’è da drammatizzare perché in Italia la tutela dell’evento nascita rimane una assoluta priorità con risultati notevoli. Non è giustificata l’apprensione in ragione dell’assoluta competenza medico-infermieristica e della disponibilità di strutture adeguate. Ma il nostro auspicio è che non venga mai meno l’attenzione ai pazienti in quanto persone, in quanto uomini e donne che vivono un disagio e che necessitano di una accoglienza piena, competente, attenta e capace di offrire tutela e garanzie. Restiamo, comunque, raccolti  in riflessione e vicini nell’animo a queste cinque famiglie per le quali il mistero dolce della nascita non ha trovato il suo naturale compimento mentre tutt’intorno si festeggiava il Natale.