Cinema, l’incomunicabilità dei sentimenti e la forza della tenerezza

La Tenerezza. Regia di Gianni Amelio, con Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Greta Scacchi, Renato Carpentieri. Drammatico, Italia, 2017.

Tratto da La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone (Longanesi, 2015), il film di Gianni Amelio affronta un tema ricorrente nella sua filmografia: l’affettività come legame non necessariamente generato da un vincolo di sangue.

La trama

Lorenzo (Renato Carpentieri), un anziano  e malandato avvocato, misogino e dal pessimo carattere, è vedovo di una moglie mai amata ed ha due figli: Elena (Giovanna Mezzogiorno) e Saverio (Arturo Muselli). Elena è una interprete dall’arabo per il Tribunale ed ha un figlio, Francesco, nato da una relazione con un egiziano;  Saverio, un musicista squattrinato e cinico. Lorenzo non prova più affetto per loro, almeno così confessa a Michela (Micaela Ramazzotti), sua giovane e solare vicina di casa, madre di due bellissimi bambini, Bianca e Davide, e moglie di un ingegnere navale di origine del nord Italia, Fabio (Elio Germano). Da poco trasferita a Napoli, la giovane famiglia abita in un appartamento la cui distanza da quello di Lorenzo è segnata da un terrazzo comune. La sbadataggine di Michela (esce dimenticando spesso le chiavi in casa) insieme alla sua socievolezza e solarità pian piano aprono una breccia nel cuore di Lorenzo. Forse il ricordo della sua famiglia quando i figli erano piccoli, forse la necessità di aprirsi alla tenerezza, appunto. La storia procede per confronto tra le  due famiglie che occupano la vita del vecchio e ombroso avvocato: quella d’origine da una parte, caratterizzata dalla sua insofferenza nei confronti dei figli – unica eccezione è il legame con il nipote Francesco, che invece non sembra avere una relazione affettiva esplicita con il nonno – e dal risentimento dei figli nei confronti del padre per la estraneità che lui manifesta nei loro confronti; quella dei vicini dall’altra, a cui Lorenzo si lega, manifestando nei confronti di ciascuno di essi quell’affettività ed interesse che non prova più per i suoi consanguinei.

Tutto il film è pervaso da un tormento, una sofferenza, un dolore dei sentimenti che si esprime attraverso il movimento, un peregrinare continuo dei personaggi che vaganoalla ricerca di una pace del cuore senza sosta attraverso la città, i suoi vicoli del centro storico, i moli, i corridoi degli ospedali, generando cerchi concentrici sempre più circoscritti fino a stringersi nel dramma conclusivo che scinderà il nuovo vincolo per ricondurre il protagonista principale, Lorenzo, alla tenerezza perduta verso i figli.

La recensione

I dialoghi ed i silenzi di questo film hanno una intensità che di rado si esprimono nel cinema. Gli sguardi dei personaggi rivelano il desiderio di essere amati, ma al tempo stesso la loro incapacità ad esprimerlo. Ciascuno è divenuto nella vita il frutto, più o meno riuscito, delle aspettative che altri avevano riposto in loro e quindi, non aver aderito ai desideri della propria infanzia ha reso queste persone dure ed incapaci di crescere assumendosi la responsabilità di proteggere i propri cari con l’affetto quando esse hanno rivelato le proprie fragilità. Il loro comportamento infantile invece li ha portati alla insofferenza verso le difficoltà della vita e ad assumere un atteggiamento persino violento nei confronti delle persone più care. E’ il ritratto di una società immatura ed anaffettiva, della solitudine della modernità per mancanza di tutela degli affetti.

Bianca Maria Paladino