Home Salute Larva mangia-plastica contro l’inquinamento: la scoperta di una biologa italiana

Larva mangia-plastica contro l’inquinamento: la scoperta di una biologa italiana

Siamo invasi dalla plastica, le discariche sono colme di polietilene (PE). Siamo passati da un pianeta verde ad un pianeta in plastica. Le discariche ormai ne sono colme, così come gli agglomerati dispersi negli oceani. Plastica che uccide migliaia di animali, che per sbaglio la ingoiano o ne rimangono intrappolati. Tranne uno: un bruco dall’aspetto innocuo, ma decisamente vorace di quella sostanza così indigesta e letale per tutti gli altri animali. E’ la larva della Galleria mellonella, detta tarma della cera per la sua propensione a cibarsi dei favi.

Si tratta di una delle ultime scoperte nel campo delle scienze, che potrebbe avere un risvolto eco- sostenibile. Un bruco piuttosto comune sarebbe in grado di biodegradare il polietilene, o PE, una delle plastiche più resistenti e più diffuse. La ricerca, aiuterebbe a risolvere il problema dello smaltimento della plastica, è stata condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università della Cantabria a Santander, in Spagna, e dell’Università di Cambridge, in Gran Bretagna, che firmano un articolo su “Current Biology”

Dalla scienza non si finisce mai di imparare, e come al solito le belle novità arrivano dalla ricerca Italiana, fiore all’occhiello di una Nazione troppo spesso bistrattata all’estero. Ma di cosa si tratta? Un bruco che mangia e digerisce la Plastica! Ad accorgersi che per questo animaletto la plastica è un boccone prelibato è stata una ricercatrice italiana in biologia molecolare, Federica Bertocchini, affiliata al Cnr spagnolo e oggi all’Istituto di biomedicina di Cantabria, a Santander.

La scoperta in sintesi

Il bruco, che contribuirà all’eco-sostenibilità del pianeta, è  una larva della farfalla Galleria mellonella, ben nota a pescatori che la usano come esca, con il nome di camola del miele o tarma maggiore della cera.

Una scoperta avvenuta per caso, quando i ricercatori hanno notato che i sacchetti di plastica che contenevano le larve erano costellati di fori: il 13 per cento della massa della plastica era stata divorata dall’insetto nel giro di 14 ore.

Dall’analisi del bruco, si è visto che lo stesso ingeriva la plastica oppure riusciva a biodegradarla, scoprendo che il polietilene veniva trasformavano chimicamente in glicole etilenico, un composto organico molto usato come anticongelante. Secondo gli scienziati, questa capacità è un sottoprodotto delle abitudini alimentari della larva.

La ricerca, in grado di stravolgere un annoso problema legato al riciclo e biodegradabilità del polietilene

G. mellonella depone le uova all’interno degli alveari, dove le larve crescono sulla cera d’api, una complessa miscela di composti lipidici. Anche se in condizioni normali la larva non mangia la plastica, in caso di bisogno riesce ad adattarsi, molto probabilmente perché la digestione della cera d’api e del PE richiede la rottura di legami chimici dello stesso tipo. Una ricerca che va comunque approfondita, ma che per i ricercatori può avere una rilevanza  capace di trovare una soluzione biotecnologica della gestione dei rifiuti di polietilene.